Ho perduto mia figlia
Non sapevo d’ averla.
Mi sveglio e la trovo
Dentro una gabbia di cemento,
Inerme, accovacciata
Macilenta e tremolante;
Se ode la mia voce
Riesce a riposar.
Certe sere, con grandi passi
Vien l’opimo oppressore;
Io svanisco, lei è sola.
Guerreggiano in uno stupro astruso.
La piccola, col far misoneista
Si blocca, cessa ogni pensier lucente.
Sgorga il sangue dalle ferite,
Senza raggiungere mai all’emorragia.
Lo scaccia via gridando
“Madre..MADRE! MADRE..!”
Gradualmente mi celo dinanzi
Al mio frutto macilento.
Talvolta, per urla ferrigne
Riesco a toccarla, cingendola a me.
Le sbarre scompaiono,
Restiamo me e lei, saldate.
Non so mai fino a quanto.