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Immaginiamo di sentire questa Parola profetica di Gesù rivolta a ciascuno di noi: “mi onori con le labbra, ma il tuo cuore è lontano da me!”

Quale sarebbe la primissima reazione? Dolore, rifiuto, incredulità?

Questa citazione di Isaia, che ascoltarono prima di noi le orecchie dei farisei del tempo di Gesù, ci provoca a metterci in discussione e a riconoscere una verità: nessuno di noi è esente dal dramma di ritrovarsi lontano o separato da Dio, che poi è l'effetto del peccato.

Lontano dalla sua sorgente, il cuore non può che imputridire e produrre ogni proposito di male: «impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Su questo marciume possiamo proprio metterci il marchio di fabbrica, è roba nostra. Non serve incolpare altri o cercare sempre dei responsabili esterni per questa “impurità”, da cui vorremmo liberarci da soli, magari con qualche sistema controllabile, come i farisei, che avevano organizzato un esaustivo insieme di precetti e lavaggi di mani, adempiuto il quale, ok, si sentivano a posto.

Allo stesso modo anche noi ci troviamo ripetutamente di fronte alla tendenza di rifugiarci in un modo di credere che non è fiducia e abbandono allo Spirito, ma ipocrisia. C’è in noi un “bisogno innato di corazzamento autoprotettivo del proprio io" - citando Yannaras - che riduce la fede ad un'opera solo nostra.

Questo tipo di religiosità fa presa perché ci dá sicurezza, ci illude di controllare tutto e di sapere in modo troppo semplice e chiaro cosa é bene e cosa é male. Però manca l’aria:  la fede non é più relazione di fiducioso abbandono ma ideologia.

Il Signore, menomale, non si accontenta della superficie e ci aspetta ad un livello più profondo. Santa Teresa d’Avila aveva descritto la nostra interioritá come un castello, dove il Signore ci attende nella stanza più intima e segreta, mentre noi, purtroppo, molto del nostro tempo lo trascorriamo fuori, nel giardino o in qualche stanza ancora troppo esterna, perdendoci il più bello. Un’esistenza in superficie piuttosto che un reale scendere nel cuore.

La buona notizia è che basta lasciare la presa, mollare il freno a mano e lasciarci purificare da questa Parola che è già “piantata in noi” (Gc 1,21 ). Lo Spirito Santo ha già scritto sui nostri cuori l'unica legge da osservare: “l’amore è stato riversato nei nostri cuori” (Rm 5,5).

Lasciamoci salvare.

Scendiamo con lui nel profondo e lasciamo che, come linfa, vivifichi le nostre mani, i nostri piedi, le nostre labbra … per vivere gesti d'amore.