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Luca ha in mente noi, venuti dopo, a cui resta come prova non il sepolcro vuoto, non visione di angeli o di Gesù stesso, ma la Parola. La fede nel Risorto nasce dall’ascolto delle Scritture e dei testimoni che hanno visto i segni della sua risurrezione. L’episodio di Emmaus aggiunge un altro segno: il pane spezzato. Luca ci indica l’Eucarestia, il Pane spezzato, come segno pieno della risurrezione di Gesù, della sua presenza. Infatti, non dice che Gesù se ne partì, ma che è diventato invisibile agli occhi. Solo allora quei discepoli, i cui cuori già ardevano, acquistano occhi per vedere, per riconoscere. E un coraggio nuovo.

Se prima avevano fuggito la città del dolore, incapaci di sopportare un ricordo che comunque li accompagnava, ora vi tornano veloci: ed è già notte! Trovano una comunità già cambiata dall’apparizione a Pietro. E con tutti si apprestano a incontrarlo vivo. 

Forse, un giorno o l’altro, tutti abbiamo percorso la strada di Emmaus, la strada dei nostri sogni infranti, tanto più brucianti quanto più vi avevamo creduto e investito. Torniamo a Emmaus quando lasciamo cadere le braccia di fronte all’estinzione di una relazione che credevamo eterna, di fronte a comportamenti deludenti di chi ci è caro, di fronte soprattutto ai nostri fallimenti personali in rapporto ai nostri ideali.

Sulla via di questo ritorno alla casella di partenza, quando sperimentiamo un senso di inutilità, di vita sprecata, Gesù ci si fa incontro e ci pone domande, ci lascia parlare. Il nuovo di Dio nasce là dove credevamo tutto finito. Si tratta solo di uscire dalle nostre zone di confort, che possono essere anche il nostro crogiolarci nella delusione. 

«Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,19). Gesù ha rovesciato con la sua anche la nostra storia e può dare un esito insperato ai nostri viaggi verso il nulla richiamandoci indietro, alla vita, al nuovo, all’inatteso. La forza della sua risurrezione agisce nella storia del mondo e nella nostra. Siamo disposti a credere?