Myanmar, India, Russia. Sono solo gli ultimi nomi di una lunghissima lista di paesi che utilizzano in maniera sistematica il blocco della connessione internet per imbavagliare i propri cittadini. Un modus operandi che anno dopo anno sta diventando sempre più usato, sollevando molti quesiti sul reale rapporto tra governi e World Wide Web. Le piattaforme social sono diventate il megafono perfetto per la protesta pubblica, portando le istituzioni a correre ai ripari, con scelte sempre più drastiche e discutibili.
Una strategia che piace sia alle dittature che ai governi democratici, e che ci espone tutte le falle del pensiero pubblico: perchè indignarsi di fronte alla regolamentazione effettuata dalle piattaforme private e girarsi dall'altra parte quando si tratta di censura governativa? Due pesi e due misure che ci dovrebbero far ragionare sull'evoluzione del rapporto tra potere e Internet, soprattutto durante una pandemia globale che sta limitando (volente o nolente) il nostro raggio d'azione.
Il report sulla libertà di Internet di "AccessNow": http://bit.ly/2LJRcQR
I dati relativi al 2020 del report di "FreedomHouse": http://bit.ly/2NhTgjm
I governi e la regolamentazione delle fake news: http://bit.ly/2ZbeC4A
Rihanna, Greta e le proteste in India: http://nbcnews.to/2MYWIj5
Un'interessante spunto di riflessione da "ValigiaBlu": http://bit.ly/3b2lg2R