𝗚𝗘𝗦𝗨', 𝗜 𝗙𝗔𝗥𝗜𝗦𝗘𝗜 𝗘 𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗠𝗜𝗖𝗜 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗔𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗢
Spesso ci troviamo in una condizione da "paralitici" dove vorremmo ma non possiamo; sentiamo la passione dentro ma nel momento dell'azione ci paralizziamo.
Il paralitico che Gesù guarì dopo un primo momento di frustrazione si rassegnò alla sua condizione, così come accade a noi.
Giustifichiamo spesso le nostre paralisi con scuse di qualsiasi tipo e non abbiamo una concezione sobria di noi stessi.
Dobbiamo ricordarci sempre, però, che siamo figli di Dio, abilitati a compiere ciò che Lui ha precedentemente preparato per noi.
Nel racconto della guarigione (Luca 5:17-26) incontriamo diversi personaggi tra cui gli amici del paralitico, farisei e dottori della legge.
I primi erano in collegamento con Gesù tanto da portare un loro amico da Lui con volontà di essere solidali, e Gesù si appoggiò alla loro fede.
Così noi dobbiamo essere pronti e disposti all'aiuto del nostro prossimo e la condizione della chiesa è direttamente valutabile da questo.
I farisei e i dottori della legge, ovvero i religiosi rappresentano, invece, l'immobilismo in attesa che qualcosa di sbagliato possa succedere affinché il loro giudizio possa essere manifesto.
Gesù prima di guarire dichiarò il perdono dei peccati per quell'uomo e questo ci insegna a non giudicare quello che fa il nostro fratello paralitico in mezzo a noi, essendo misericordiosi e compassionevoli.
Perdonare e non giudicare rientra in una concezione mutualistica, ovvero un assistenza e aiuto vicendevole che la chiesa deve necessariamente mantenere.
Quando Davide tornò indietro a riprendere coloro che erano rimasti indietro, ci lasciò un grande insegnamento che parla di misericordia, di aiuto e di presa di posizione per risollevare coloro i quali sono rimasti nelle retrovie.
Past. Gaetano Priolo
02-04-2023