A questo punto lo spirito rivela a Dante che nel cielo di Marte, dove essi si trovano, vi sono anime appartenute a uomini molto famosi e invita il pellegrino a osservare i bracci della croce, dai quali scenderanno altri beati. Giosué, Giuda Maccabeo, Carlo Magno, Orlando, Guglielmo d’Orange e Renoardo, Goffredo di Buglione, Roberto Guiscardo scorrono rapidamente e si mostrano al poeta: quindi anche Cacciaguida riprende il proprio posto. Dante si accorge di essere salito al cielo successivo, quello di Giove; e qui, gli spiriti, sfavillanti d’amore, tracciano alcune lettere dell’alfabeto. Alla fine si sono formate trentacinque lettere che costituiscono la frase "Diligite iustitiam qui iudicatis terram". I beati restano fermi sulla M di terram , quindi altri spiriti si posano sulla sommità della lettera e levandosi ancora più e meno in alto, secondo il grado della rispettiva beatitudine, formano la testa e il collo di un’aquila, mentre le anime di coloro che avevano costituito la M, con un ultimo movimento, determinano l’intera figura dell’uccello divino. A tal segno Dante comprende che la giustizia dipende - nel mondo - dagli influssi celesti di Giove e prega Dio di rivolgersi al luogo d’origine di tante corrotte passioni, disperdendo il dilagante traviamento della Chiesa.