A poco a poco i nove cori angelici che si volgono intorno al punto divino scompaiono e Dante si volge a Beatrice. La guida annuncia che sono giunti nell’Empireo, cielo di pura luce intellettuale fonte di un amore che è esso stesso fonte di una beatitudine assoluta; qui il poeta vedrà gli Angeli e i Beati nel medesimo aspetto che essi assumeranno nel giorno del Giudizio. Una luce risplende intorno a Dante, che dopo un momento di cecità si accorge che la sua facoltà visiva si è accresciuta e può così vedere una fiumana di luce che scorre tra due rive dipinte di fiori, dalla quale si alzano faville che si posano sui fiori per poi ritornare nel gorgo di luce. Il fiume, le faville, i fiori sono solo immagini che adombrano la realtà, perché Dante non ha una vista così potente da poterla sostenere. Dante fissa gli occhi nella fiumana luminosa e questa, prima distesa nella sua lunghezza, gli appare in forma circolare, mentre i fiori e le faville si tramutano in Beati e Angeli, offrendo l’immagine di una rosa che si dilata man mano che si procede dal basso verso l’alto. Dante non si smarrisce più nell’intensità della luce e comprende che nella Rosa è raccolta tutta l’immensità della beatitudine celeste. Beatrice conduce il poeta al centro della Rosa e gli mostra i pochi seggi non ancora occupati, compreso quello dove siederà, prima della morte di Dante, l’Imperatore Arrigo VII.