Di fronte all'ultima strage del mare nelle acque di fronte alla Libia, leviamo la nostra voce e la nostra preghiera, per restare umani, perché sia vinta la cultura dell'indifferenza che genera morte, perché si aprano vie di salvezza per chi lascia la propria terra in cerca di un futuro migliore.
Le veglie di preghiera, che si tengono il 26 aprile e nei giorni seguenti, in diverse città d'Italia e di Europa, formano un coro di voci che chiedono giustizia e pace. La preghiera è il primo impegno per un mondo più giusto, per un continente più umano. La memoria di chi è morto è impegno per la protezione, l'accoglienza e l'integrazione di tanti, perché le vie pericolose del mare siano sostituite da vie sicure di emigrazione, da corridoi umanitari e alla cultura dello scarto si sostituisca quella dell'accoglienza e dell'inclusione.