È domenica sera e tutta la famiglia Rossi è riunita intorno ad una tavola apparecchiata per una deliziosa cena. Il piccolo Pino dice la preghiera prima di mangiare: “Caro Padre celeste, ti ringraziamo per questa bella giornata. Grazie che stamattina siamo andati in chiesa e che ho frequentato il gruppo dei bambini – e poi conclude dicendo – ci vediamo di nuovo la settimana prossima!”.
Non so se è capitato anche te, di ascoltare un messaggio della parola di Dio, poi sei tornato all’ordine del giorno, e fino al prossimo incontro e al messaggio successivo, nella tua vita Dio era assente. Non è successo più nulla.
In altri si può manifestare lo stesso fenomeno nell’estremo opposto. Appena hanno sentito un messaggio della Parola, passano subito ad ascoltare il prossimo e non hanno nemmeno il tempo di elaborare il primo, e sono già al terzo e al quarto.
Come possiamo vivere con Dio nei tempi e nei momenti di attesa, tra un’incontro e un altro, tra un’esperienza incoraggiante e un’altra? Ci aiuta a trovare la risposta, il testo di questa mattina.
Questo testo in cui apparentemente non accade nessun miracolo e niente di eclatante è importante, è importante perché tutti conosciamo questo fenomeno.
Anche se ascoltiamo la Parola, tendiamo a dimenticarci di Lui quando veniamo risucchiati da altri impegni, programmi o responsabilità. Mentre siamo impegnati ad accontentare il capo al lavoro, ci occupiamo dei vari appuntamenti, delle fatture, delle persone che si aspettano di ricevere la nostra attenzione, alle varie scadenze e appuntamenti.
E così, mentre aspettiamo il prossimo appuntamento con i credenti, teniamo Dio in sospeso.
Ma la fede risvegliata non aspetta mai passivamente. La fede sa attendere, aspettare, ma vive l’attesa come un tempo di preparazione, di apprendimento.
Com’è la fede che attende?