In Basilicata esiste un paesino, nascosto tra le montagne, dove non si passa per caso, bisogna cercarlo, che è stato scelto tra i borghi più belli d’Italia. È stato fondato nel decimo secolo da alcuni abitanti della zona, in fuga dall’invasione dagli arabi.
Essi si rifugiarono tra le vette delle montagne, dove trovarono un rifugio sicuro. La zona è ricca di acqua ed è piena di enormi massi, facili da rotolare dall’alto, per difendersi dagli invasori.
Nel corso della storia, questo paesino nascosto è stato uno dei punti di riferimento dell’Ordine dei Templari.
Il suo stemma attuale, infatti, riporta due cavalieri su un unico cavallo, che identifica l’ordine.
La chiesa di questo paese è stata costruita a immagine del tempio di Salomone a Gerusalemme, e contiene anch’essa simboli templari. All’interno c’è una lastra di marmo che descrive l’edificio come: “tempio di Dio che assurge (che si eleva) a vera dignità di fede cristiana”.
La parola “tempio” è un termine biblico. Il tempio originale, quello vero costruito da Salomone, è stato un luogo di adorazione importante, voluto da Dio, centrale per Israele.
Per comprendere meglio il testo di oggi, è importante partire dal ruolo del tempio nell’Antico Patto.
Il tempio era il luogo dove i credenti si recavano per celebrare le feste, offrire i sacrifici, e portare le offerte, le decime.
Al tempo del profeta Eliseo (tra il 850 e 800 a.C.) Era già avvenuta la scissione tra il regno di Israele (regno del nord) e il regno di Giuda. A chi rimase il tempio dopo la scissione?
Il tempio si trovava a Gerusalemme, nel regno di Giuda, a sud. Il primo re del nord, Geroboamo per evitare che i credenti emigrassero a Sud per rimanere nei pressi del tempio, per ragioni di culto, aveva fatto costruire diversi luoghi di adorazione nel regno del nord, dei templi idolatri non ordinati da Dio. Fece costruire due vitelli d’oro.
Il re decide da un’ottica politica e non di fede, anche se vuole passare per credente fondando centri religiosi. (Vedi 1Re 12, 26 - 29)
Molti veri credenti però, tra cui diversi leviti e sacerdoti fedeli, che rifiutavano l’idolatria, si trasferirono in giudea. Per loro era importante continuare a praticare regolarmente ciò che Dio aveva ordinato e rimanere fedeli al tempio.
E coloro che erano rimasti a nord, ma rifiutavano di adorare gli idoli?
Non potendo portare le loro decime e le offerte a Gerusalemme per sostenere il vero culto e il tempio, portavano i loro doni alla scuola di profeti più vicina, gestita da persone rimaste fedeli alla legge di Mosè.
Certamente Dio onorava questi suoi figli, che si erano rifiutati di prostrarsi davanti ai due vitelli d’oro, di Dan e di Bethel.
Il testo di oggi, è un’immagine di una chiesa vivente. Un’immagine per noi credenti che formiamo il tempio di Dio. Noi tutti siamo il tempio di Dio, secondo quanto insegnano le scritture del Nuovo Patto.