"Tratto da una storia vera". Così inizia l'ultimo, il quattordicesimo, lungometraggio del regista Ferzan Özpetek. Un film conteso tra scelte estetiche e registiche che contribuiscono alla creazione di un intenso impatto emotivo, e quegli stessi espedienti che, altre volte, ridicolizzano la messa in scena. Rappresentando, come negli ultimi film di grandi cineasti quali Steven Spielberg, Sorrentino o Iñárritu, eventi della propria biografia inseriti in una narrazione esplicitamente metatestuale, mi chiedo quanto il brusco 'risveglio' dello spettatore dalla sua immersione nella diegesi al quale questo tipo di film porta, possa essere più o meno accolto positivamente.