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Immaginate la scena. Avete investito risorse, tempo e capitale politico interno per integrare un sofisticato sistema di IA nei vostri processi core. Le promesse sono immense: efficienza, nuove capacità, un vantaggio competitivo tangibile. Poi, un giorno, qualcosa va storto. Un errore, una decisione algoritmica errata che genera un danno significativo. La prima, bruciante domanda che attraversa la mente di ogni manager non è tecnica, ma puramente strategica: e adesso, chi paga?

Siamo nel pieno di un affascinante paradosso. Proprio mentre l'Intelligenza Artificiale diventa una leva operativa quotidiana, il quadro normativo che dovrebbe governarne le conseguenze economiche si fa più nebuloso. L'Europa ha compiuto quella che potremmo definire una "grande inversione" strategica. L'idea iniziale di forgiare armi legali specifiche per la responsabilità civile (la riparazione del danno ex post) è stata messa in secondo piano. Il palcoscenico è stato interamente occupato da un colosso normativo focalizzato sulla prevenzione: l'AI Act.

Una mossa logica? Forse. Ma questa scelta ha lasciato la questione della responsabilità in un limbo, un'orbita incerta attorno al massiccio pianeta della compliance. E così, mentre le aziende si concentrano giustamente sull'adeguarsi a un regolamento preventivo, il "giorno dopo" il danno rimane un territorio inesplorato, affidato a strumenti giuridici concepiti in un'era pre-digitale. Pensare di governare i rischi di un Large Language Model con una direttiva nata nel 1985 per i prodotti fisici è come tentare di navigare un oceano con la mappa di un lago.

Il vero spettro che si aggira per le sale riunioni, però, non è il vuoto normativo in sé. È la sua conseguenza diretta: la frammentazione. Un mosaico di 27 interpretazioni nazionali diverse, un "costo della non-Europa" che si traduce in incertezza, rischi legali imprevedibili e, in ultima analisi, un freno all'innovazione. Come può un'azienda scalare serenamente in un mercato unico se le regole del gioco cambiano a ogni confine?

Siamo di fronte a una sfida che trascende le aule di tribunale per entrare di diritto nelle stanze della strategia aziendale. L'opacità di certi modelli, la complessità delle catene del valore digitali, la simbiosi sempre più stretta tra uomo e macchina: sono tutti fattori che rendono l'attribuzione di una "colpa" un esercizio quasi filosofico. Ma il business non vive di filosofia, vive di bilanci, di rischi calcolati e di opportunità da cogliere.

Forse, la vera domanda da porsi non è più solo "come ci difendiamo?", ma "come costruiamo un'organizzazione capace di governare questa nuova classe di rischio?". La risposta non risiede in un singolo articolo di legge, ma in un approccio olistico che intreccia governance interna, mappatura tecnologica e, soprattutto, un profondo cambio di mentalità. Non si tratta di installare una tecnologia, ma di gestire un partner operativo le cui azioni hanno conseguenze reali.

Un mio immaginario avo, mercante di spezie e di saggezza, mi direbbe: "Nipote, non si costruisce un emporio florido su una palude. Prima si bonifica il terreno, poi si posa il primo mattone".

E se la responsabilità, più che un rischio da mitigare, fosse il vero asset strategico per dominare il mercato di domani?

"Responsabilità Civile Intelligenza Artificiale: Guida Strategica al Panorama Normativo Europeo" https://www.andreaviliotti.it/post/responsabilità-civile-intelligenza-artificiale-guida-strategica-al-panorama-normativo-europeo