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Un colpo di scena giudiziario alla volta, il Senegal si è avvitato su una crisi politica, istituzionale e sociale.

Fino a metà gennaio, il Presidente della repubblica Macky Sall, poteva apparire come un machiavellico maestro di cerimonia. Ora si ritrova a raccogliere i pezzi di una tossica e mal congegnata strategia di divide et impera nei confronti dell'opposizione.

Gli era quasi riuscito il compito di silenziarne le parti scomode e recuperare quelle, per lui, utili.

Non si aspettava, forse, di inciampare là dove si era sentito più a casa, finora: il settore della giustizia. Il Consiglio Costituzionale si è rivelato il contro-potere più netto alla sua autorità politica. Prima escludendo Karim Wade, ex-rivale trasformato in alleato per il secondo turno delle prossime (in teoria) elezioni presidenziali. Poi annullandogli il decreto del 3 febbraio con cui voleva rinviare le suddette elezioni.

Ora il Senegal annaspa, cercando un compromesso che possa far salvare la faccia a tutti i candidati (accettati o meno) alla corsa per le prossime elezioni presidenziali.

Ne parliamo, in collegamento da Dakar, con Marco Simoncelli, giornalista e fotografo freelance di base in Africa occidentale.

Per orientarsi nella puntata.

02:29 - Perché Macky Sall ha tentato di rinviare le elezioni

05:50 - Chi è Karim Wade e perché è tornato fondamentale

08:09 - L’ascesa di Ousmane Sonko

14:21 - La repressione del dissenso negli ultimi 3 anni

15:10 - Sonko e la religione

17:20 - Il divide et impera (et incarcera) di Macky Sall con l’opposizione

21:00 - Rapporto tra potere giudiziario e politico

22:11 - Cosa può fare Macky Sall adesso? 

23:56 - Il fattore giacimento di gas e petrolio

25:21 - Rischio golpe

27:22 - Rapporto tra Francia e Senegal

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