Il termine dieta deriva probabilmente dal greco: “diaita”, inteso nell’antichità come modo di vivere abituale. Ben lontano dal significato riduttivo di oggi.
In esso confluivano vari aspetti della vita quotidiana: dall'alimentazione, all'esercizio fisico, al riposo.
Più tardi il medico greco Galeno ne elencherà gli elementi fondamentali: “luce ed aria; cibi e bevande, moto e quiete; sonno e veglia; escrezioni e secrezioni; accidenti d’animo”.
Definendo ciò che oggi chiamiamo “stile di vita”.
In Ippocrate di Cos (circa 460-370 a.C.), che considerava la salute come equilibrio tra alimentazione, esercizio fisico e benessere leggiamo:
“Se infatti fosse possibile stabilire…. un rapporto tra alimentazione ed esercizi che fosse numericamente proporzionato alla natura di ognuno senza eccedere né in più né in meno, si sarebbe individuata con estrema precisione la salute per gli uomini»
Lo stesso Galeno: “Il cibo fa l’uomo dissoluto o responsabile, mediocre o illuminato”.
La malattia era considerata come la conseguenza di una vita sregolata, di un comportamento contro le regole della Natura e compito della “dietetica” era quello di “preservare la salute del corpo, garantendo l’osservanza delle leggi della Natura”.
Il rispetto degli animali nasce molto presto nella storia umana.
Diogene riporta il regime di vita di Pitagora (circa 500 a.C.): “Frutta fresca mattiniera, pane e miele, verdure crude e miglio a pranzo (oltre ad altri cereali), frutta di stagione e frutta secca sul tavolo a portata di mano, radici e verdure cotte a cena. Nessun cibo proteico animale causante sporcizia intestinale”.
Ovidio (43-18 a.C.), rifacendosi all’insegnamento di Pitagora: “Guardatevi o mortali dal contaminare il vostro corpo con cibi nefandi ed abominevoli, intrisi di violenze e patimenti. Come può meritarsi una condanna a morte un essere innocuo e venuto a dare una mano all’uomo e un godimento ai bambini, un essere non dotato di protezioni, di astuzia, di inganni, di secondi fini? Come permettiamo che succeda questo, ad un essere privo di pretese ed esigenze, se non l’attesa di una semplice carezza?” “Lasciate che la mucca dia tutto il latte ai suoi piccoli, e lasciate che il bue tiri l’aratro. Lasciate che possano essi morire di vecchiaia”.
G. Cesare (100-44 a.C.) stesso descrive l’alimentazione dei suoi soldati:
“grani di frumento (ben masticati crudi) porri, aglio, cipolle, cavoli e carote”, facevano parte della loro paga..Integrati con i frutti e i semi che trovavano nei Paesi che attraversavano.
Regime simile a quello che già aveva costituito il modo prevalente di nutrirsi degli atleti greci e dei soldati spartani. Sembra si nutrissero esclusivamente di uva secca, di fichi, di nocciole, di lupini, di cicorie, di granoturco e di orzo abbrustolito.
In Lucrezio Caro (99-55 AC) troviamo l’affermazione che il cibo cotto era stato la causa “dell’indebolimento della razza umana e dell’accorciamento della vita”.
Trascurando tante altre autorevoli testimonianze ricordiamo Ildegarda di Bingen (nata alla fine del 1100), e la sua visione olistica: da un lato il rapporto da Dio, Natura ed essere umano, dall'altro, tra corpo, spirito e anima (pensieri, emozioni), che si influenzano reciprocamente ".
Secondo Ildegarda l’organismo umano per mantenersi in salute deve seguire i ritmi della Natura: comportamento e alimentazione ricca di energia vitale (la Viriditas).”.
In Armonia con tali ritmi ci si assicura la salute.
Già allora Ella sottolineava come “Frutta e verdura raccolte prima del tempo risultano parzialmente prive di energia vitale".
Un grave problema di oggi dove siamo costretti ad acquistare frutti acerbi che non hanno ancora ricevuto dalla pianta la ricchezza di nutrienti che può assicurarci una buona salute.
Ella sconsigliava gli alimenti crudi, della lattuga suggeriva la preventiva marinatura “con aneto, aceto o aglio" , mentre considerava il farro come il cereale più benefico in assoluto.