Chris-Craft ha venduto il sogno americano a rate. Non metafore: piani di finanziamento bancario per comprare runabout in mogano lucidato, la stessa barca che su cui navigava Frank Sinatra sul nel lago Tahoe. Negli anni Cinquanta il nome diventa sinonimo di “barca” negli Stati Uniti, esattamente come Kleenex per i fazzoletti. Quando la middle class americana scopre il weekend sul lago, lo fa a bordo di una Chris-Craft.
Il cantiere del Michigan ha trasformato il boating da privilegio aristocratico in prodotto di massa, applicando le logiche di Detroit alla nautica. È la storia di come 150 anni di design e innovazione hanno plasmato l’identità stessa del leisure acquatico americano.
La rivoluzione silenziosa del 1927
Nel 1874, quando il tredicenne Christopher Columbus Smith costruisce il suo primo skiff ad Algonac, Michigan, nessuno immagina che sta ponendo le basi per quello che diventerà il paradigma stesso del boating negli Stati Uniti.
Ma è negli anni Venti che accade qualcosa di rivoluzionario. Smith guarda alle catene di montaggio di Ford e Chrysler e decide di applicare la produzione di massa alla costruzione nautica. Nasce il primo runabout assemblato industrialmente, venduto attraverso piani di finanziamento delle banche locali.
È un cambio di mentalità radicale. Prima di Chris-Craft, le barche a motore erano artigianali, costose, destinate all’élite che poteva permettersi maestranze specializzate. Smith democratizza l’accesso all’acqua esattamente come Ford aveva democratizzato l’automobile una decade prima.
Il Cadet del 1927, un runabout di 22 piedi, promette nelle sue pubblicità “un pezzo della bella vita” alla middle class americana. Non è solo marketing: è la traduzione nautica del sogno americano, l’idea che il lusso possa essere accessibile attraverso il lavoro e il credito.
Quando il nome diventa il prodotto
Gli anni Cinquanta segnano l’apoteosi. Nel periodo del boom post-bellico, quando l’America scopre il tempo libero e la suburbia si estende anche ai lakefront, Chris-Craft offre 139 modelli diversi. È leader indiscusso in quasi ogni categoria di imbarcazioni ricreative.
E il nome stesso diventa sinonimo di “barca” negli Stati Uniti, come Kleenex per i fazzoletti o Jeep per i fuoristrada. Non si dice “andiamo in barca”, si dice “andiamo sulla Chris-Craft”, anche quando si parla di un modello di altro cantiere.
Questo non accade per caso. È il risultato di decenni di branding aspirazionale, di una comunicazione che vende non solo prestazioni ma appartenenza a un mondo. Un mondo che negli anni Cinquanta ha un indirizzo preciso: Hollywood.
Il mogano di Sinatra e il Mississippi di Elvis
Frank Sinatra e Dean Martin trasformano i loro runabout in mahogany in floating cocktail bar sul lago Tahoe. Il Rat Pack naviga Chris-Craft, e improvvisamente il runabout da 24 piedi diventa estensione del cool italo-americano e della libertà dell’era swing.
Katharine Hepburn sceglie un Chris-Craft per le sue crociere solitarie nel Connecticut, incarnando una nuova idea di indipendenza femminile. Non è la moglie del magnate a bordo: è lei stessa al timone, in un periodo in cui questo ha un peso simbolico enorme.
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Elvis Presley commissiona modelli custom per il Mississippi, legando il brand al rock’n’roll e al Southern dream.Franklin D. Roosevelt e John F. Kennedy possiedono Chris-Craft. Non sono semplici celebrity endorsement: le barche diventano esse stesse personaggi, oggetti di desiderio che la stampa fotografa quanto le star che le guidano.
Il mogano lucidato a specchio, il teak, gli ottoni: ogni dettaglio parla di un’eleganza democratica, di un lusso che la classe media può permettersi con un piano rateale. È lo stesso meccanismo che negli stessi anni rende la Route 66 sinonimo di libertà americana, o che trasforma St. Tropez e i Riva di Brigitte Bardot in icone del jet set europeo.
Dal mogano al fiberglass: l’America che cambia materiale
La storia di Chris-Craft è anche la storia dei materiali e di come questi riflettano i cambiamenti sociali.
Dal 1874 agli anni Cinquanta, è l’era del mogano: artigianato, bellezza, manutenzione costante. Sono barche che richiedono cura, dedizione, un rapporto quasi affettivo con l’oggetto. Perfetto per i “weekend sailors” che nel dopoguerra scoprono il leisure time e vogliono investire parte di questo tempo nel prendersi cura di qualcosa di bello.
Nel 1955 arriva la prima barca in fiberglass. Non è solo un’innovazione tecnica: è il riflesso di un’America che cambia ritmo, che vuole prestazioni senza sacrificare il tempo libero alla manutenzione. Il fiberglass riduce i costi, abilita forme idrodinamiche impossibili col legno, richiede zero verniciatura annuale.
Nel 1964, il Commander dia 38 piedi debutta al New York Boat Show in cima a una scala mobile, tutto in fiberglass: è l’immagine perfetta della modernità che sostituisce la tradizione. Il pubblico applaude. Il futuro è arrivato.
L’ultima barca in legno e la fine di un’era
Nel 1971, l’ultimoa Constellation in mogano – 57 piedi di artigianato – esce dalla fabbrica di Algonac. È la fine di un’era.
Chris-Craft continua a costruire barche, ma il rapporto emotivo con il materiale cambia per sempre. Il legno era narrativa, storia, patina che si accumulava stagione dopo stagione. Il fiberglass è funzionalità, performance, futuro senza memoria.
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C’è nostalgia in questo passaggio? Certamente. Ma c’è anche pragmatismo americano: il mercato vuole velocità e manutenzione zero, e Chris-Craft si adatta. Sopravvivere significa evolvere, anche quando questo comporta abbandonare ciò che ti ha reso iconico.
Il capitolo nascosto: 12.000 barche per vincere la guerra
C’è un aspetto meno celebrato ma fondamentale della storia Chris-Craft: durante la Seconda Guerra Mondiale, il cantiere converte completamente la produzione e costruisce oltre 12.000 imbarcazioni militari per la US Navy e l’Army.
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Patrol boat, lance di salvataggio, utility vessel. È l’industria americana che mette il suo know-how al servizio dello sforzo bellico, e lo fa con una velocità impressionante.
Questo passaggio segna anche un salto tecnologico: la necessità di produrre in serie, con standard rigorosi e tempi stretti, affina processi che verranno poi applicati alla produzione civile del dopoguerra. Non è un caso che gli anni Cinquanta vedano Chris-Craft al suo apice produttivo e qualitativo. La guerra ha funzionato da acceleratore industriale.
Design come identità: cosa resta quando cambia tutto
Oggi Chris-Craft è parte di Winnebago Industries e continua a costruire imbarcazioni a Sarasota, Florida. Il brand ha attraversato crisi, bancarotte, passaggi di proprietà, ma è sopravvissuto 150 anni perché ha capito una cosa essenziale: nel boating, il design non è solo estetica. È identità.
Le linee classiche, il tumblehome hull, il teak incastonato a mano, l’attenzione ai dettagli: tutto questo non è nostalgia, ma continuità di un linguaggio. Chris-Craft non ha mai ceduto alla tentazione di diventare altro da sé. Anche quando ha adottato nuovi materiali, ha mantenuto un’estetica riconoscibile.
E forse è proprio questo il suo insegnamento più profondo: in un mercato che corre verso l’innovazione a ogni costo, Chris-Craft dimostra che si può evolvere restando fedeli a un’idea. Quella stessa idea che nel 1927 prometteva “un pezzo della bella vita” alla middle class americana, e che oggi continua a vendere non solo barche, ma l’accesso a un sogno che non è mai davvero tramontato.
Quando un runabout Chris-Craft solca un lago al tramonto, non è solo una barca che si muove nell’acqua. È l’America che naviga la propria mitologia.
by Andrea Baracco
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