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Queste rampe sono dedicate a Giancarlo Siani, giovane giornalista napoletano ucciso dalla Camorra a soli 26 anni, nel 1985. Siani dopo il diploma inizia la propria attività giornalistica dedicandosi principalmente alle condizioni sociali delle zone più emarginate della città sottolineando come il disagio giovanile e le difficili condizioni di alcuni quartieri di Napoli rappresentano fattori ambientali decisivi per l’agire delle organizzazioni camorristiche. Divenuto corrispondente da Torre Annunziata, per il Mattino di Napoli, Giancarlo Siani si occupa spesso di cronaca nera e di camorra, permettendogli pertanto di ricostruire molte delle relazioni tra famiglie delle consorterie criminali, i loro affari e i loro legami. Egli riesce a rintracciare gli interessi della camorra nella ricostruzione successiva al terremoto avvenuto in Irpinia nel 1980, irritando significativamente il boss di Torre Annunziata, Valentino Gionta legato a stretto giro al clan mafioso dei Nuvoletta di Marano. In seguito ad un articolo pubblicato da “Il Mattino” in data 10 giugno 1985, all’indomani dell’arresto del boss latitante Valentino Gionta, Giancarlo Siani scrive: “La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan di “Nuova Famiglia”, i Bardellino.”. Questo articolo scatena la reazione vigliacca della camorra che lo condannerà a morte. “La criminalità e la corruzione non si combattono solo con la forza. Le persone, per scegliere da che parte stare, devono sapere, devono conoscere i fatti. Allora quello che un giornalista deve fare è questo: informare.”. Questo diceva Giancarlo, e per questo è stato ucciso.