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Il fiume Moldava scorreva placido. I raggi lunari impreziosivano la tetra superficie del corso d'acqua di tenui riflessi opalini.

Il Rabbino Loew si avvicinò alla sponda, silente, e affondò le scarpe nella fanghiglia. Si passò più volte una mano sul ventre, quasi volesse mettere a tacere i borbottii che da sette giorni non gli lasciavano tregua. Di sghembo volse lo sguardo alle sue spalle.

Suo genero, Isaac ha-Kohèn, e il suo discepolo, Jacob ha-Levi, erano in attesa di ricevere degli ordini.

«Terra… acqua… fuoco… aria…» sospirò il Rabbino. «Qui abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno.»

«Sei certo che funzionerà?» gli chiese con voce tremula Isaac ha-Kohèn.

Il Rabbino deglutì, l'espressione di chi si fosse per un attimo estraniato dalla realtà. «Non abbiamo altra scelta, se vogliamo che non ci siano più spargimenti di sangue» disse a mezza bocca; poi si piegò sulle ginocchia, immerse le dita nel terreno limaccioso e si inumidì le labbra con la punta della lingua. Lentamente si rimise in piedi. «Cominceremo dalla terra e dall'acqua» affermò con tono risoluto. «Al lavoro, forza!»