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Mi guardai allo specchio per l'ennesima volta, sempre più convinta che il costume da zucca non mi calzasse a pennello come avrebbe dovuto. Anzi, non mi calzava per nulla. L'arancione è un colore orribile, mi lamentai a mezza bocca mentre nascondevo una ciocca di capelli ribelle sotto al cappello a forma di picciolo. Per non parlare di quell'aspetto rotondo che mi faceva apparire un pallone pronto per essere calciato… Sbuffai al pensiero di come mi avrebbero derisa.

Feci quindi per voltarmi quando mio zio bussò alla porta ed entrò in camera. «Ancora quel muso lungo?» domandò.

Annuii con il capo e abbassai lo sguardo.

«Quel costume da zucca ti sta d'incanto. È così…»

«… ridicolo!»

«Pauroso!» mi corresse lui col tono del rimprovero.

Mi soffermai sull'immagine riflessa allo specchio. «Come fa una zucca a essere… paurosa?» chiesi in un sussurro. «Non sarebbe stato meglio un bel vampiro? Oppure uno zombie?»

«Ad Halloween, niente è più caratteristico e pauroso di Jack-o'-lantern» sottolineò mio zio.

«Jack-o'-lantern?» gli feci eco, lanciandogli un'occhiata stranita.

«Non mi dire che non hai mai sentito parlare… oh, povero me… di Jack-o'-lantern!» esclamò mio zio, nascondendosi la bocca con una mano. «Nessuno accenno al Diavolo? E ai due inganni, invece? Neanche alla rapa?» Dinanzi al mio silenzio, tirò un lungo respiro e abbassò le spalle. «Le zucche di Halloween sono tutte chiamate Jack-o'lantern perché… aspetta, quanto tempo hai prima che i tuoi amici ti passino a prendere?»

Controllai l'orologio. «Penso una decina di minuti.»

«Allora vieni qui, dai.» Mio zio si accomodò sul letto e picchiettò dolcemente il materasso. «Ti racconto la storia dal principio.»

Mi sedetti al suo fianco. «La storia? Zio, ma… che c'entrano le rape?»

«Perché in origine non c'era alcuna zucca. Anzi, si trattava di una rapa. L'usanza di intagliare le zucche è nata da lì e… ora però basta fare domande e ascolta.»