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La curatrice Naomi Beckwith parla della mostra e dei temi proposti.

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Naomi Beckwith: Sono Naomi Beckwith, vicedirettrice e capo-curatrice di Jennifer e David Stockman qui al Museo e Fondazione Solomon R. Guggenheim. Sono onorata di presentare "Passando attraverso: materiale e movimento nella Collezione Guggenheim," una mostra che, pur proponendo solo una piccola parte del nostro patrimonio, ci offre uno spaccato dei modi in cui gli artisti si sono distaccati radicalmente dalle definizioni tradizionali del fare arte.

Questa rassegna si interroga, ad esempio, sul perché un artista come David Hammons utilizzi coloranti alimentari al posto della vernice per realizzare il suo ritratto. In che senso gli abiti riciclati - come li utilizzano gli artisti Shinique Smith o Joseph Beuys - rappresentano il corpo? Come fanno rifiuti e scarti - nel modo in cui Abraham Cruzvillegas li raccoglie e li rielabora - a rappresentare l'idea di casa? Com'è possibile che la casa, anziché luogo di accudimento, appaia piuttosto come ambiente di minaccia e pericolo?

In "Passando attraverso" l'arte spazia dai primi anni Sessanta a pochi anni fa. Questo modo di lavorare - reperire oggetti strani ed insoliti e trasformarli in opere d'arte - trova le sue radici, in particolare, in un movimento il cui nome è stato coniato dal curatore italiano Germano Celant: Arte povera, termine ripreso alla lettera anche nella traduzione inglese. Celant e gli artisti da lui patrocinati, come Piero Manzoni o Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounellis o Mario Merz - tutti presenti in questa mostra - ritenevano che il valore dell'arte derivasse da un'idea della stessa e dal modo in cui rispecchiava il mondo circostante. Così, invece di ricorrere a materiali tradizionali come il legno, il marmo, il bronzo o la vernice, utilizzavano cose che vedevano in giro nella quotidianità. Cose come il sale o un materiale naturale come il ghiaccio o vestiti, o addirittura una motocicletta. Tutti questi oggetti hanno contribuito a delineare il quadro di una società italiana che stava cambiando, trasformandosi da agricola a industriale.

Questa idea continua ad appassionare una moltitudine di artisti che lavorano ancora oggi, soprattutto nel Sud del mondo e, negli Stati Uniti, artisti afroamericani. Lo si osserva, in particolare, nelle opere di David Hammons, Abraham Cruzvillegas, Senga Nengudi, Rashid Johnson, Shinique Smith e Mark Bradford.

Se gli artisti vanno per il mondo raccogliendo rifiuti, scarti e oggetti di recupero per trasformarli in opere d'arte che noi poi apprezziamo per le idee e persino per la bellezza, vuol dire che questi artisti pongono una questione etica: cos'altro e chi altro, c'è nel mondo che dobbiamo tenere in ben più alta considerazione?