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KITSUNE su Karen

Grazie per aver partecipato!

"Ho tirato fuori “Mucchio d’ossa” di Stephen King, arrivando fino in fondo alla pagina, cogliendo subito dopo un movimento con la coda dell’occhio. Ho osservato con vaga curiosità una tizia parecchio in forma, i voluminosi capelli raccolti e la pelle inspiegabilmente abbronzata, trotterellare con le cuffie alle orecchie, i muscoli impressionanti tutti tesi nell’atto della corsa. Talmente strana da vedere, lì in mezzo, in quello scenario da apocalisse zombi. La tipa a un certo punto si è fermata di colpo in mezzo alla pista pedonale, così, senza una ragione apparente.

Dopo un secondo di esitazione s’è messa a fare stretching sbuffando vistosamente, incontrando il mio sguardo.

Nello stesso istante ho sentito qualcosa sfiorarmi il volto. Mi sono voltata e non c’era nessuno.

Tamburello con la mano attorno alla pietra morta con la quale qualcuno ha ricavato questo stupido occhio greco difettoso del cacchio, rimbalzando sul ricordo ancora bruciante, vivo nella mia testa, in cui Nick e Miss Sgualdrina Misteriosa si scambiavano effusioni sotto il palazzo color salmone.

Il rimorso e la rabbia si mescolano nel mio petto, portandomi alle labbra il sapore stantio del dolore.

Così imparo a fidarmi tanto facilmente delle parole di un ragazzo.

Credevo davvero volesse mettersi in gioco con me? Di piacergli sul serio?

Riaccosto all’orecchio il Samsung. “Sentiti questa, brutto idiota: tu. Mi hai. Rotto. Le. Palle. Te lo ripeto più lentamente? Te l’ho detto mille volte, non mi piaci! Non mi piaci! Accettalo! Non dare la colpa a me! Chi ti credi di essere? Nessun amico lo avrebbe fatto, dici? Tu non mi vuoi come amica, vuoi di più, ed io non posso dartelo!”

“Io non…”

“Anzi, eccoti una notizia. Non sono più neanche una tua amica. Sei contento? Hai fatto i capricci perché non potevamo vederci in un momento in cui stavo male, e lo sapevi benissimo! Ho scomodato due persone per venire qua, ora che potevo, e tu fai lo stronzo?! Mi rompi le palle perché ho portato qualcuno?! Mi fai fare il viaggio fin qua e mi dai

buca?! Complimenti! Con me hai chiuso.” Ancora silenzio.

“Non volevo succedesse questo. Io ci tengo a te.”

Sento un fruscio. Oliver si sta agitando. “Lo so che stai male.

Ci sono se hai bisogno. Ci sono sempre stato…”

“No, no, no. Basta con questo teatrino.” Ridacchio istericamente. “Non farti più sentire.” Malgrado tutto, percepisco gli occhi inumidirsi. “Sei una faccia da cazzo. E scusa se ho detto faccia.”

“Aspetta, Anv…”

Tronco la telefonata, impossessata dalla collera.

Ecco, ci siamo ancora.

Un altro perso così, come Nicolas, come fosse niente. Un altro di cui mi sono fidata, col quale pensavo di avere un legame, col quale credevo di aver costruito un bel rapporto, rivelarsi per chi sia davvero.

Avevi ragione, stupido Nazar. Avevi ragione.

Sprofondo la testa nelle braccia conserte, poggiata sul corrimano, soffocando un grido rabbioso.

Sento la mano di Lisa strofinarmi la schiena, nel buio.

“Dai. Andiamo via.” Dice.

Mi manchi.

Stupido Nazar."