Listen

Description

IL VELENO E LA SOSTANZA
( Dissertazioni sul prezzo della poesia)
Mentre il cielo plumbeo sa ormai d’ottobre -sostanza di castagne-
mi domando che significhi esser conglobati in una repubblica democratica…
Vorrà forse far intendere che siamo zavorrati di doveri
e forse -forse - con un minimo diritto di mandare a quel paese
gli accattivanti istrioni del potere?
Veleno ( hanno ucciso l’utopia quei maledetti!):
Ma cosa avremo mai fatto per doverci sopportare
lo scantinato della vita noi esseri umani
ammaliati da promesse e cognizioni -peraltro incomprensibili-
che ci conducono a piegarci le schiene per un minimo di pane
(congelato) e un gratta-gratta sulla mano per sperare, sperare, sperare?
Ieri ho salvato il mio gatto da sicura morte per avvelenamento da sapone:
ci sono riuscita perché il buon medico incasserà il mio assegno
tra un paio di decenni e l’iva mi verrà decurtata
a rate… e intanto là fuori ci sono cani che latrano dolore
perché ora non saliranno più sui treni
(l’uomo è portatore di zecche ma verrà scritto il contrario);
là fuori ci sono bambini che non possono abbracciare scoiattoli
finché non sarà alla moda; ci sono ospedali pieni di grossolani errori
che vengono occultati oppure sponsorizzati
e operai che piangono salari ,precari,
abbarbicati su panchine fredde in attesa di un tozzo di calore.
Ma chi l’ha detto che Dostoevskij avesse torto
quando elargiva proteste e verità divine?
Chi si è permesso di emarginare Buckosky quando sputava
bestemmie liriche e vino?
Qulcuno si scaglia contro Carlo Marx il quale storce il naso-fantasma
e probabilmente ancora dice : Dio, Dio, che fine hanno fatto i figli miei….
E quel Dio che permette il non senso del sangue,
delle carneficine e delle vittime più innocenti con nuove definizioni
che fioriscono come cascate d’ortensie in primavera….
quel Dio, che è anche mio, dove dimora adesso…?
Intanto pullulano i malati in rete, i fautori dello schifo,
gli hanno dato un bel nome, pedofili, li fanno anche sentire grandi.
Ho le ossa rotte e non è più nemmeno un mio diritto,
le ho spaccate per quattro ingegneri con la laurea comprata,
le ho ridotte in minimi termini per portare
il cibo a mia figlia come fanno le rondini verso i nidi dei piccoli.
Mi rifugio nella soffitta e leggo Nietzsche
che scrisse un sacco di cazzate intelligenti.
O Platone che non mi stanca mai e placa un poco il panico immotivato.
E sogno la libertà dell’esser libera….
non in una libertà provvisoria , non in arresto morale.
Libera di amare, di sdraiarmi sull’erba senza l’orologio,
libera dalle cambiali e piena di quella cosa musicale
e senza prezzo che è la poesia.
Laura non poteva più dipingere e si è inflitta la morte
tra una finestra e dei pennelli sporchi d’azzurro…
Lei mi cammina attorno e la sento dipinta di rosso.
Ma gli altri stanno là fuori e riempiono i loro panni di boiate.
Forse il mezzo più sicuro per far vivere l’arte è soltanto uno:
farla fuori!
Silvia denti