Probabilmente tutta la relazione tra Dio e uomo può essere incapsulata (racchiusa, incamerata, contenuta) in un unico versetto di scrittura, conosciuto da tanti, perfino non credenti: Giovanni 3.16 “Dio ha amato tanto il mondo da dare il suo unico Figlio, perché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” Fino a qui tutto bene. Ma poi arriva la vita. Quella vera, quella reale, quella quotidiana. Non quella predicata dai pulpiti di mezzo mondo ogni domenica mattina che dice che la vita sarà solo rose e fiori, basta credere! No, non quella. Quella vita che entra in casa e comincia a spaccare tutto: i figli che si ribellano, il coniuge che tradisce, il lavoro che se ne va, la malattia che si rifiuta di guarire!
E’ di quella vita che voglio parlare stasera!
E sapete perché? Perché io credo così tanto nell’amore assoluto, incondizionato, incomparabile di Dio che ho bisogno di capire.
Ho bisogno di capire la differenza tra religione e vita, tra ciò che mi viene detto dal pulpito e ciò che succede nella mia vita, la differenza tra il dovrebbe essere così e invece è così, la differenza tra la teoria e la pratica.
Due domande tipiche che il cristiano medio si pone quando le cose non vanno come dovrebbero:
1. Sto raccogliendo qualcosa che ho seminato?
2. E' il diavolo che mi sta attaccando?