Avevo 23 anni, frequentavo l'Università e nei week end liberi lavoravo come cameriere e aiuto cuoco al catering "Casa del Tortellino".
Erano belle giornate di sole qui in Lombardia.
Belle giornate, i giorni della spensierata giovinezza.
Da lì a poche settimane sarei partito per il Kosovo come animatore Caritas per i bambini dei villaggi in ricostruzione dopo la guerra.
L'11 settembre era vicino: solo tre mesi dopo il mondo sarebbe cambiato per sempre.
Il Bataclan non era immaginabile, neppure nei peggiori incubi; non lo trovavi di certo nei romanzi di Stephen King o nella penna oscura di James Ellroy.
Belle giornate di sole dicevo, allora perché le tv trasmettevano da Genova solo immagini buie, scene di violenza, fumo acre, sangue, pianti, grida, devastazione e urla?
Buon Ascolto (!)
RIFLESSIONI SUCCESSIVE
Molti hanno abbandonato i valori manifestati a Genova durante il G8 in cambio del proprio orticello di sicura mediocrità.
Molti altri, che esultavano per i manganelli calati su studenti, casalinghe e volontari della Croce Rossa, stanno facendo ora i conti proprio con quella precarietà e povertà denunciate dal movimento nato a Seattle e riunitosi a Genova venti anni fa.
Ha vinto, come sempre, il Potere e i cani del potere, nel frattempo ingrassati e tutti promossi, fanno festa.
Ma non esistono poteri buoni e le conchiglie nelle nostre tasche e i tori in parata ce lo ricordano ogni giorno.
Pezzo da ascoltare: "Bulls on Parade", Rage Against The Machine.
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