Nisida è una piccola isola appartenente all’arcipelago delle Isole flegree, posta all’estrema propaggine della collina di Posillipo, in località chiamata Coroglio. Dal punto di vista amministrativo essa fa parte di Bagnoli, un quartiere del Comune di Napoli. L’isola non è accessibile in quanto ospita l’Istituto Penale Minorile di Napoli, e il suo piccolo porto verso Coroglio era utilizzato dalla NATO fino al suo trasferimento.
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Il suo status di isola, un tempo indiscutibile, viene oggi contestato in quanto dal 1936 è collegata alla terraferma da un lungo pontile carrozzabile.
L’isola, facente parte dei Campi Flegrei, ha un’origine vulcanica; corrisponde a ciò che viene chiamato maar, ossia un cratere parzialmente riempito dalle acque. La sua eruzione si data sui 6 500 ± 400 anni fa, rientrando essa in quello che dai vulcanologi viene definito Terzo Periodo Flegreo. Possiede un diametro di circa 0,5 km e un’altezza massima di 109 m, ed è quasi perfettamente circolare mancando di una porzione verso sud-ovest dove si apre l’insenatura di Porto Paone corrispondente all’antica caldera del vulcano.
Nei suoi fondali esistono delle strutture manufatte oggi sommerse (es. un molo romano) che denotano un abbassamento del terreno dovuto a fenomeni di bradisismo, come in molte altre zone dei Campi Flegrei.
Chiamata dagli antichi Nesís (dal greco, isola) e Nesida (dal greco, piccola isola), nel medioevo il toponimo si disperde, come segnala Benedetto Croce, in favore di Gipeum o Zippium, salvo ricomparire nel Quattrocento.
È identificata col luogo della tradizione omerica noto come “l’isoletta delle capre” dove riparò Ulisse poco lontano dal paese dei Ciclopi; infatti Nisida, al contrario di Favignana o Aegusa spesso associate a questo luogo dell’Odissea era “di foreste ombreggiata e abitata da un’infinita nazione di capre silvestri”.
In epoca classica vi costruì una villa Lucio Lucinio Lucullo divenuta famosa per le feste e le cene che vi si celebravano. La villa potrebbe essere appartenuta anche a Publio Vedio Pollione.
Aveva qui la sua villa anche Marco Giunio Bruto e sull’isola insieme a Cassio ordirono la congiura contro Cesare. Dopo l’assassinio, Bruto vi si ritirò nell’estate del 44 a.C. ed ebbe la visita di Cicerone, con cui ebbe lunghi colloqui sulla situazione politica e la azioni da intraprendere.
Partito per la Grecia e morto nella battaglia di Filippi, secondo la tradizione la moglie Porzia, figlia di Catone Uticense, si sarebbe suicidata qui. Delle ville di età romana non si hanno più tracce, se non quattro grotte scavate nel tufo di un piccolo ninfeo.