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STOP ALLA RICERCA CON TESSUTI FETALI UMANI di Fabio Piemonte
Gli aborti sono stati purtroppo sempre oggetto di un fiorente business, soprattutto negli Stati Uniti. Basti guardare gli introiti del colosso americano Planned Parenthood per rendersene subito conto. Eppure, da diversi mesi sembra esserci un'inversione di tendenza crescente, in particolare perché sono in aumento gli Stati - in particolare Usa - che si stanno impegnando a limitare l'accesso all'aborto e a favorire maggiormente la cultura della vita in nome della scienza e della tutela del concepito, mettendo all'angolo le istanze abortiste. Tale risultato è anche evidentemente dovuto ai recenti e drastici tragli dei fondi alle lobby abortiste, con il congelamento di centinaia di milioni di dollari elargiti annualmente quali sovvenzioni federali per la cosiddetta "pianificazione familiare", ovvero contraccezione e aborto, oltre ai relativi corsi di cosiddetti corsi di "educazione sessuale" per incentivare entrambi con il pretesto della protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili. Questo cambio di rotta è attestato anche da tre episodi di cronaca recente accaduti oltreoceano e che meritano di essere segnalati.
1) CORTE D'APPELLO: OK A STOP FONDI PER ABORTI
La Corte d'Appello del Primo Circuito (che comprende gli Stati del Maine, del New Hampshire, del Massachusetts, del Rhode Island e di Porto Rico) ha infatti di recente dato il via libera all'amministrazione Trump per tagliare i finanziamenti Medicaid a Planned Parenthood, impedendo così di fatto alla più grande catena di cliniche abortiste di uccidere i piccoli nel grembo materno anche coi soldi dei contribuenti americani. Infatti solo nel 2023 Planned Parenthood - in tutti gli Stati Uniti - ha ricevuto oltre 800mila dollari di finanziamenti Medicaid. La sentenza della Corte annulla così un'ingiunzione preliminare del luglio 2025 emessa dal giudice distrettuale statunitense Indira Talwani a Boston, la quale aveva bloccato una disposizione del One Big Beautiful Bill Act di Trump. Un particolare non irrilevante è che tale sentenza è stata emessa da un collegio di tre giudici nominati dall'amministrazione Biden, tutti unanimemente concordi. «Siamo lieti che il Tribunale del Primo Circuito abbia bloccato la disperata corsa al denaro dell'industria dell'aborto. Il popolo americano, attraverso il Congresso, si è espresso chiaramente con il One Big Beautiful Bill Act. I contribuenti non dovrebbero essere costretti a spendere un centesimo per finanziare un'industria brutale che pone fine ad almeno 1,1 milioni di vite l'anno. Siamo fiduciosi che l'amministrazione Trump prevarrà contro le argomentazioni legali dell'industria dell'aborto», ha commentato con soddisfazione Marjorie Dannenfelser, presidente di SBA Pro-Life America.
2) LIMITI ANCHE PER GLI OSPEDALI DEI VETERANI
Un secondo caso riguarda poi il Dipartimento per gli Affari dei Veterani degli Stati Uniti. Qualche anno fa un ormai ex funzionario di Biden, commentando la misura che ampliava gli accessi all'aborto per i soldati in servizio attivo e in pensione negli ospedali di tale Dipartimento commentava: «L'aborto è ciò che la nostra nazione deve ai veterani». Ebbene, non sarà più così, poiché sempre l'attuale amministrazione si sta mobilitando contro tale politica sanitaria. E in effetti col ribaltamento della storica sentenza Roe vs Wade ci si stava già orientando per vietare agli ospedali afferenti al VA «di fornire aborti e consulenza sull'aborto». D'altra parte la normativa vigente prima del 2022, ossia il Veterans Health Care Act del 1992, non includeva la possibilità di abortire. Tale opzione per la soppressione di esseri umani innocenti nel grembo materno è stata dunque una misura meramente ideologica voluta dall'amministrazione Biden. «Non è mai necessario dal punto di vista medico uccidere intenzionalmente un nascituro per salvare la vita di una madre. I medici non sono mai tenuti a compromettere il loro impegno nei confronti di uno dei loro pazienti (il nascituro) per il bene dell'altro (la madre) e viceversa», ha dichiarato la direttrice del Center for Human Dignity del Family Research Council Mary Szoch. «Siamo estremamente grati all'amministrazione attuale - ha aggiunto - per aver garantito che il nostro esercito sia interamente concentrato sulla protezione e la difesa degli innocenti e dei vulnerabili, compresi quelli nel grembo materno».
3) STOP ALLA RICERCA CON TESSUTI FETALI UMANI
C'è poi, ultimamente, un terzo fronte per quanto riguarda la battaglia alle multinazionali dell'aborto. Attualmente, infatti, negli Stati Uniti l'agenzia nazionale per la ricerca medica sta ancora finanziando ben 17 progetti presenti nella categoria 'tessuto fetale umano'. A rivelarlo è stata un'inchiesta del White Coat Waste Project (WCW) sui 22 milioni di dollari investiti per finanziare esperimenti su animali a cui sono state impiantate parti del corpo di bambini abortiti. «I finanziamenti in questione avviati sotto l'amministrazione Biden non saranno rinnovati. Il NIH è guidato dall'impegno a valorizzare la vita umana e a garantire che la ricerca finanziata a livello federale sia condotta in modo responsabile e trasparente. Stiamo esaminando attivamente queste questioni e adotteremo tutte le misure necessarie per garantire che le nostre politiche riflettano tale impegno», hanno dichiarato i vertici dell'Istituto all'indomani della pubblicazione dei risultati dell'inchiesta. E in effetti già nel 2019 il presidente Trump (al suo primo mandato) aveva impedito nuovi finanziamenti per la ricerca sui tessuti fetali e posto fine a tutte le indagini scientifiche che utilizzavano parti del corpo di bambini abortiti. Per quanto tale politica non abbia poi di fatto annullato i progetti esistenti, ha però sicuramente contribuito a una riduzione del 50% della spesa del NIH per i tessuti fetali fino a oggi. Purtroppo con l'amministrazione Biden ogni divieto è venuto meno e i finanziamenti con i soldi pubblici dei contribuenti sono proseguiti. Ora, come detto, il testo del disegno di legge di spesa NIH per l'anno fiscale 2026 fa ben sperare poiché recita che «nessuno dei fondi previsti dalla presente legge può essere utilizzato per condurre o sostenere la ricerca che utilizza tessuti fetali umani se tali tessuti sono ottenuti a seguito di un aborto indotto».
Insomma tali fatti di cronaca recente mostrano il volto di un'America sempre più prolife e pronta a tutelare la vita umana sin dal concepimento, ossia dalle primissime fasi del suo sviluppo nel grembo materno.