VIDEO: The Hong Konger ➜ https://www.youtube.com/watch?v=kMtIrlyABoo
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8336
JIMMY LAI, PERCHE' MOBILITARSI PER LA SUA LIBERAZIONE di Riccardo Cascioli
«Liberare Jimmy Lai è ormai una questione umanitaria e spero che la pressione internazionale convinca le autorità cinesi a rilasciarlo, anche espellendolo da Hong Kong». L'appello è salito forte dal palco della Giornata della Bussola svoltasi sabato 25 ottobre nella cornice della Cascina La Lodovica di Oreno di Vimercate. A lanciarlo è stato Sebastien Lai, il figlio dell'imprenditore ed editore cattolico da 5 anni in carcere a Hong Kong per la sua battaglia in difesa della libertà e della democrazia nell'ex colonia britannica ritornata sotto l'autorità cinese nel 1997.
Del caso Jimmy Lai abbiamo parlato più volte sulla Bussola, compreso l'ultimo processo a cui è stato sottoposto, per «collusione con potenze straniere», le cui udienze sono terminate nell'agosto scorso e di cui si attende il verdetto. Nessuno si fa illusioni, «sarà di colpevolezza» come ci ha detto Sebastien, il che vuol dire carcere a vita, una vera e propria condanna a morte. Perché Jimmy Lai compirà in dicembre 78 anni, ha problemi di diabete, vive in isolamento assoluto in una cella che di estate diventa un forno, appena 45 minuti al giorno di aria, e si può immaginare quale attenzione ci sia alla sua salute.
Il presidente americano Donald Trump e il premier britannico Keir Starmer hanno promesso di impegnarsi per chiedere la sua liberazione, ma è necessario che altri governi - compreso quello italiano - facciano la loro parte e che le opinioni pubbliche dei Paesi occidentali si mobilitino. Grazie alla Bussola, che ha invitato Sebastien Lai in Italia, le più importanti testate giornalistiche nazionali hanno potuto intervistarlo e fare conoscere la storia e la situazione di quello che abbiamo definito un «martire per la verità».
Ma non potremo dirci soddisfatti finché l'obiettivo della sua liberazione non sarà raggiunto, anche se al prezzo di lasciare Hong Kong. Cosa non da poco, visto che - come abbiamo raccontato - Jimmy Lai è voluto rimanere ad Hong Kong sapendo di andare sicuramente incontro al carcere.
E al proposito abbiamo chiesto a Sebastien ragione di questa apparente contraddizione: perché oggi suo padre accetterebbe l'esilio quando poteva lasciare Hong Kong tranquillamente cinque anni fa ma rimase spiegando la decisione con queste parole: «Se me ne andassi, io rinuncerei non solo al mio destino, rinuncerei a Dio, rinuncerei alla mia religione, rinuncerei a ciò in cui credo»?
«Le cose sono molto cambiate in questi cinque anni - ci ha risposto Sebastien -: allora mio padre si sentiva responsabile nei confronti di tutti i suoi giornalisti e di quanti lo seguivano nella sua battaglia per la libertà. Se se ne fosse andato avrebbe messo in pericolo loro, su di loro si sarebbero concentrate le "attenzioni" del regime. Oggi è molto diverso: se Jimmy Lai lasciasse Hong Kong nessuno sarebbe in pericolo per questo». Bisogna infatti ricordare che nel 2020 a Hong Kong si era ancora in mezzo alle grandi dimostrazioni per la democrazia, e in effetti Jimmy Lai e il suo giornale Apple Daily - che poi le autorità hanno chiuso con la forza nel 2021 - hanno costituito una sorta di parafulmine per le decine e decine di migliaia di dimostranti.
Ma la partecipazione di Sebastien Lai alla Giornata della Bussola ha messo in evidenza l'aspetto determinante per cui siamo particolarmente interessati a suo padre. Perché Jimmy Lai non è soltanto il simbolo di una battaglia per la libertà o di un giornalismo libero e contro il potere. Non sarebbe certo l'unico. Tanto per fare un esempio, il 24 ottobre a Vienna Jimmy Lai è stato premiato tra gli "eroi della stampa libera" insieme ad altri sei giornalisti di vari Paesi.
Gli eroi non mancano, persone che si immolano per un ideale buono ce ne sono in abbondanza. Ma il caso di Jimmy Lai è diverso ed è tutto nella motivazione del premio "Fatti per la Verità", che abbiamo istituito quest'anno e che gli abbiamo conferito: «Dal momento della conversione alla fede cattolica, la sua battaglia per la democrazia e la libertà si è trasformata in una testimonianza alla Verità, fino ad accettare il carcere. Un martirio accettato nella consapevolezza che la libertà non sta anzitutto nello sfuggire a un potere totalitario ma nel testimoniare ed essere fedeli alla Verità».
Ciò che rende affascinante ed esemplare questa figura è il fatto che essa testimonia che degli ideali, pur giusti, trovano la loro vera dimensione e consistenza soltanto dentro un orizzonte più ampio, che spalanca all'eterno; che il coraggio non è frutto di un eroismo che è per pochi, ma è fedeltà alla Verità di sé che chiunque può vivere; che la libertà non è semplicemente un obiettivo politico ma l'esito dell'appartenenza a Cristo. E Sebastien, nella testimonianza data alla Giornata della Bussola - e che nei prossimi giorni potrete rivedere sul nostro canale Youtube - ci ha spiegato come questi anni di carcere siano stati per il padre un tempo in cui questo rapporto con Dio è diventato più intenso e profondo, attraverso la preghiera e la lettura di catechismo e santi.
La battaglia per la libertà e la democrazia, che nasce anzitutto come gratitudine per quanto ricevuto da Hong Kong, lui fuggito dalla Cina comunista da bambino, per Jimmy Lai si è trasfigurata in una partecipazione alla croce di Cristo. Non a caso il crocifisso è il tema principale dei disegni fatti in carcere da Jimmy Lai - fin quando non gli hanno negato anche questa possibilità -; e non a caso il crocifisso è anche il soggetto della ceramica dell'artista riminese Paola Ceccarelli, che costituisce il premio "Fatti per la Verità" a lui assegnato.
Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Jimmy Lai, ultimo atto. L'editore cattolico dissidente rischia la morte" parla di Arrestato nell'agosto del 2020, in carcere dal dicembre successivo, sotto processo dal 2023 per motivi puramente politici. Jimmy Lai, editore cattolico e anticomunista di Hong Kong, rischia di morire in carcere..
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 agosto 2025:
Arrestato nell'agosto del 2020, in carcere dal dicembre successivo, sotto processo dal 2023 per motivi puramente politici. Jimmy Lai, imprenditore ed editore cattolico di Hong Kong, lunedì riceverà la sentenza che deciderà della sua vita. Ha 77 anni, salute malferma e rischia di morire in carcere. Per il figlio, Sebastien*, una condanna a una lunga pena detentiva equivarrebbe a una sentenza di morte. Eppure, fino a cinque anni fa, Jimmy Lai era uno degli uomini più ricchi e rispettati di tutta l'Asia. Personalmente incarna la tragedia di una città che non si arrende mentre finisce sotto il giogo della Cina comunista.
L'udienza finale del processo Lai avrebbe dovuto tenersi la settimana scorsa, ma è stata rimandata per due volte. La prima volta a causa del tifone che ha colpito la costa sudorientale cinese. La seconda perché la corte ha accolto la richiesta della difesa di Lai, che chiede assistenza medica per l'imputato. Lunedì un'auto medica sarà pronta a intervenire e il cuore di Jimmy Lai sarà monitorato in diretta. L'anziano imprenditore ha trascorso più di 1700 giorni in isolamento. La sua salute ne ha risentito drammaticamente, nell'ultima udienza, quando è stato accolto il rinvio, è apparso visibilmente dimagrito e sofferente.
Intervistato dalla Bbc, Sebastien Lai dichiara che anche se suo padre ricevesse la pena più mite di cinque anni, la sua vita sarebbe a rischio: «Praticamente sarebbe una sentenza di morte. Data la sua età e la sua salute, sì, morirà in prigione», dice alla Tv pubblica britannica, perché «Il suo corpo sta collassando». Sebastien Lai sta chiedendo al premier britannico Keir Starmer e al presidente americano Donald Trump di agire in fretta per la sua salvezza. Trump ha dichiarato, a proposito di Lai, che farà «tutto il possibile» per ottenerne la liberazione. Lai è cittadino britannico dal 1996 e la sua morte in una galera cinese a Hong Kong sarebbe una sconfitta per Londra. «Noi, come nazione (nel Regno Unito, ndr) non ci saremmo battuti per uno dei nostri più coraggiosi cittadini, quando sarebbe stato importante farlo».
Jimmy Lai non è nato a Hong Kong, ma nella Cina comunista, a Canton, alla vigilia della presa del potere da parte di Mao Zedong. I suoi genitori, borghesi benestanti, sono stati spogliati di tutto all'epoca delle prime collettivizzazioni. Da bambino, Jimmy Lai doveva sfamarsi con lavoretti, come portatore di bagagli alla stazione di Canton. Fu l'occasione per conoscere gente che proveniva dal "mondo esterno", una rivelazione per chi era nato e cresciuto nella miseria più nera della Cina maoista. E fu in quel periodo che decise di rischiare il tutto e per tutto pur di fuggire, da clandestino, nascosto in un peschereccio diretto a Hong Kong, allora isola britannica.
Anche a Hong Kong, ottenuto l'asilo politico, fece lavori umili finché, da operaio tessile che era, non divenne imprenditore tessile. E fondò la sua impresa di moda, la Giordano. Divenuto milionario e uomo d'affari di successo, vendeva i suoi vestiti anche nella Cina continentale, grazie alle prime riforme di mercato di Deng. Ma nel 1989 rimase scottato dalla repressione di Piazza Tienanmen. Fu allora che decise di affiancare, alla sua attività imprenditoriale, anche quella di attivista dei diritti umani, contro il regime comunista cinese. Pechino, da allora, lo ha considerato una spina nel fianco e ha cercato, pri