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IL SILENZIO COMPLICE SUI DELITTI AL FEMMINILE di Max Del Papa
Colpisce nell'allucinante vicenda del 35enne di Gemona fatto a pezzi da madre e moglie e buttato a tranci in un bidone la totale indifferenza, quasi l'atarassia con cui il fatto è stato colto. Dopo la confessione della madre, «Sono stata io e so che ciò che ho fatto è mostruoso», quasi una rivendicazione, la gente scuote la testa sorridendo e i media danno notizie tra il cinico e il complice, forse aspettando golosi colpi di scena, non esclusa magari qualche candidatura volante.
«La mia assistita ha reso piena confessione di fronte al sostituto procuratore che l'ha interrogata. Come si può immaginare, era visibilmente scossa per la crudeltà della sua azione e per la contrarietà a qualsiasi regola naturale del suo gesto» dice in tono burocratico il difensore l'avvocato Giovanni De Nardo. Ma non si può immaginare proprio niente, né il rimorso di quella madre zombie, né la sua capacità di infierire come neanche una bestia feroce. Certo un contesto fortemente degradato, certo, poche sorprese e non sarà il caso di rotolarsi per l'orrore, ma tanta apatia conferma di una assuefazione per l'orrore anche estremo, abissale. Avevano pure coperto i tranci del figlio, del compagno con la calce viva perché non puzzassero, nel loro modo demente e degradato avevano pensato a tutto.
Fare letteralmente a pezzi tuo figlio, il padre di tua figlia, per cosa? Per una lite domestica, perché lui si era dimenticato di preparare la cena, in uno scambio dei ruoli familiari ormai acquisito? Proprio lo scambio dei ruoli, dei sessi scopre per l'ennesima volta la doppia misura dei media e della politica: a fare un simile scempio sono state due donne, una delle quali extracomunitaria, volendo immigrata, migrante, e tutti fanno finta di niente; nessuno parla di maschicidio, di crudeltà femminile, si guarda dall'altra parte, indifferenti al ridicolo dei luoghi comuni: "Le donne sono incapaci di violenza", "se comandassero le donne non ci sarebbero le guerre".
STORDIRLO, DROGARLO, UCCIDERLO, SMEMBRARLO
Anzi c'è chi immancabilmente scomoda la depressione post parto della moglie macellaia, per cui la piccola figlia è subito stata spedita ai servizi sociali, incontro a un futuro ignoto ma sicuramente traumatico. Come fa una madre a fare spezzatino del figlio per quanto balordo e fannullone? Come fa a mettersi d'accordo con la nuora, come riescono a stordirlo, drogarlo, ucciderlo, smembrarlo, infilarlo in un bidone come una carcassa e poi fingere sconcerto, preoccupazione? Dicono le cronache complici o atarassiche: "Non un segno premonitore, nessuna lite familiare, nessun precedente tale da immaginare un piano tanto diabolico quanto inspiegabile, assicurano i vicini di casa". Ed è chiaro che neanche si preoccupano di mentire, lo fanno apertamente, Dio sa se per sciatteria o per chissà quali altre ragioni. L'ho fatta per 20 anni la "nera", ho raccontato decine di fatti del genere, abissi di un degrado feroce dove tutto ciò che pare impossibile all'umanità trova una sua cornice, una sua motivazione per quanto abietta, e non ho mai trovato lo stupore: ogni volta il contesto autorizzava le peggiori previsioni, ogni volta il condominio o l'ambiente parlavano, ipotizzavano.
In qualche circostanza, anzi, proprio le peggiori preoccupazioni riuscivano a scongiurare un massacro da niente. Come fa quel vicino di casa militare a dichiarare ai giornalisti che la madre carnefice, di professione infermiera, era, è «Una donna affabile, con la quale avevamo rapporti di buon vicinato. A volte ci portava le uova. Non abbiamo mai sentito litigi, per questo è tutto inspiegabile»? Anche lui minato dall'ipocrisia dei luoghi comuni per cui di una donna, di una mamma non si può dire male, non si può sospettare male? Anche se a vederla già si capiva la crudeltà repressa? Anche se lei per prima non aveva forse mai accettato quel figlio balordo, nato da una relazione difficile con un egiziano che subito ripudiava e abbandonava entrambi?
LA REALTÀ È MEDIOCRE E SQUALLIDA
Lui, l'Alessandro, a perdere tempo coi lavori di fortuna e le truffe, lo spaccio, tra una palestra e una escursione, come chi si dà poca pena delle cose e ancor meno responsabilità, la compagna una di quelle sudamericane di cui diffidare, che si direbbero pronte a tutto e un brutto giorno lo dimostrano. Una che fa una figlia e subito le prende la depressione, oggi di moda, dalle cause da chiarire ma solitamente legate alla percezione della disgrazia, un figlio come una condanna, l'impossibilità definitiva di sognare i reality e un futuro da influencer. E queste, per quanto possano suonare considerazioni, ricostruzioni crudeli, ciniche e volendo scorrette, però vanno fatte perché poi, scava scava, ci si accorge che la realtà è proprio quella. Mediocre, squallida nella sua efferata pochezza. Di un tragico come eviscerato, senza la grandezza perversa del male.
Situazioni miserevoli, d'accordo, viste le mille volte, d'accordo, ma perché non dire che sono in crescita, che stanno guadagnandosi lo status di nuova normalità che non disturba più nessuno, che viene accolta con fatalismo dalla gente che scuote la testa e sorride, dall'informazione che sta in campana perché aspetta dal peggio le novità elettorali? E non sto esagerando, abbiamo appena saputo di due nuove entrate nel mercato politico, una è la partenopea mamma Giò Giò, quella col figlio musicista trucidato per sbaglio in una faida camorrista, che fin da Sanremo pretendeva una candidatura e pare l'abbia ottenuta con la Lega, l'altra è una mamma Hamas senza titoli ma con una smisurata e forse non proprio innocente ambizione. Perché non notare che tutti questi casi di cinismo a vario titolo contemplano donne? E perché non dire che la storia delle donne al potere che farebbero sparire le guerre è una fandonia a metà tra il puerile e l'infame.