Negli anni Settanta il regista Bernardo Berolucci arrivò a dichiarare: «credo che a un cineasta italiano non resti che la triste alternativa di emigrare e lavorare in un Paese più libero». Prima “Ultimo tango a Parigi” e poi “Novecento” erano stati infatti sequestrati con l’accusa di oscenità – nel primo caso si arrivò addirittura al processo, con una condanna per il cineasta e per la pellicola, affinché fosse distrutta.