C’è una cosa che ritorna sempre quando la cultura pop prova a far entrare una lesbica in scena senza sapere bene dove metterla: la sposta di notte. La veste di velluto. Le dà un castello, un seminterrato, una camera da letto piena di tende. E se proprio vuole farle dire “ti desidero”, le mette addosso un genere che autorizza tutto e assolve tutte: l’horror. Oggi proviamo (in questa puntata non sono da sola) a fare una genealogia: non la lista della spesa dei titoli, ma una linea di sangue. Dalla prima Carmilla ottocentesca fino alla serialità contemporanea dove il morso, finalmente, può anche diventare consenso. E in mezzo: lo sguardo maschile che feticizza, il camp che sopravvive, la bianchezza aristocratica come ideologia, e la decolonizzazione della notte.