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Donald Trump frena lo scontro con l’Iran e apre una finestra di 14 giorni per evitare una crisi globale.

Al centro della trattativa c’è lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale. La sua riapertura rappresenta un segnale di de-escalation, ma non una soluzione definitiva.

Non è pace. È una pausa strategica.

Le tensioni restano altissime:

Israele resta fuori dall’accordo

il dossier nucleare iraniano è ancora aperto

il rischio di escalation indiretta è concreto


Intanto negli Stati Uniti si apre un fronte interno: 24 membri del Congresso chiedono l’impeachment di Donald Trump, mentre il giornalista Tucker Carlson lancia un allarme sulle armi di distruzione di massa.

Sul piano globale, i primi effetti si vedono già: il Madagascar dichiara lo stato di emergenza per la crisi energetica.

In Europa cresce un altro interrogativo: l’Italia è davvero fuori dal conflitto, oppure il suo territorio è già coinvolto operativamente?

Nel frattempo, tensione anche sul fronte sicurezza:

attacco armato a Istanbul vicino al consolato israeliano

grave incidente ferroviario in Pas-de-Calais con un mezzo militare coinvolto


Il quadro è chiaro.

Non siamo alla fine della crisi.
Siamo dentro una pausa fragile.

E le prossime due settimane saranno decisive.


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