Commento al vangelo secondo Marco,
cap.6, 30-34
Ci può essere una maniera falsa di interpretare il messaggio di Dio, in cui le verità di fede diventano una sorta di schermo che poggia sulle spalle delle persone e pesa come un giudizio sulle loro vite.
Nei dialoghi di Gesù con i farisei, con gli scribi, con i dottori della legge, vediamo bene come essi non si interessavano realmente del popolo, dei malati, dei peccatori, ma fossero piuttosto molto scrupolosi nell’applicazione della legge.
E questa può essere una tentazione molto insidiosa anche per noi e può essere anche la nostra stessa interpretazione di come essere persone religiose.
Il bellissimo salmo della liturgia di oggi, ci aiuta a vincere questa tentazione e ci dimostra come Il Signore non si impone ne schiaccia la vita delle persone:
il Signore è come un pastore che sa come non fare mancare nulla alla sua pecora, perché la conosce intimamente, sa quando ha bisogno di mangiare o di bere, qual è la strada che può fare, se scoscesa oppure piana, sa farla riposare su pascoli erbosi, sa guidarla nel cammino adatto alle sue forze.
Se la pecora si trova in una valle oscura, non ha ragione di temere perché se anche non vede niente, sente il rumore del pastore che sbatte contro la roccia per condurla e accompagnarla in una via che è sicura.
E proprio quando è più minacciata, il Signore viene e la sfama preparandole una mensa regale.
Il Signore accompagna con bontà e fedeltà per la lunghezza dei giorni della vita: cioè ogni volta che arrivano dei giorni nuovi, questi giorni sono continuamente riempiti dalla bontà e dalla fedeltà di Dio.
E così il Signore Gesù si comporta prima con i suoi discepoli, e poi con la folla che lo segue “come pecore senza pastore”:
“venite in disparte, riposatevi, in un luogo deserto, in un luogo adatto a voi”
il Signore non ci esaspera, il Signore non ci opprime.
E difronte alle folle, il suo cuore sente compassione “e si mise a insegnare loro molte cose”.
L’insegnamento di Gesù non è una serie di incarichi e di obiettivi che sciolina davanti a noi per spingerci all’azione, ma è un insegnamento che veramente ci fa riposare, che veramente ci mette nella quiete e in un ascolto profondo.
È un’apertura del cuore, un capire finalmente che le cose trovano un loro senso, un loro ordine, una loro quiete, ed è questo che il Signore vuole regalarci.
Ogni volta che il Signore parla al nostro cuore, vuole veramente che le nostre vite siano piene di autenticità, piene di senso, non vuole ridurci a degli affaccendati esecutori di comandamenti, ma vuole darci la luce del suo figlio.
E’ un insegnamento che è soave e leggero, perché lui non è un giudice, non è contro di noi ma è dalla nostra parte.
È un insegnamento ogni volta nuovo a cui dobbiamo aprirci ogni volta, per ascoltare e sentire tutta la compassione e la vicinanza che lui ci vuole offrire.