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Commento al Vangelo secondo Giovanni,
cap. 6, 1-15

"Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo" evidentemente non è ancora venuto il momento in cui Gesù doveva essere proclamato re: nel banchetto del vangelo è adombrato il mistero della Pasqua in cui sarà innalzato re, sulla croce.

L’ impulso della folla di farlo re, in fondo, è un istinto naturale e culturale verso una persona che si prende veramente cura di noi e che ci salva da una situazione difficile: merita davvero di essere fatto re.
Gesù si prende cura non solo di insegnare alla folla, ma anche di fare in modo che possa mettere in pratica e vivere la sua Parola sfamandola con il pane della Vita.
Non ci dà un insegnamento che ci lascia affamati e ci rende dei perenni frustrati perché troppo alto da mettere in pratica, bensì nel momento in cui ci apre una via ci dà anche la forza per percorrerla fino in fondo.
È qualcosa che noi possiamo stentare a credere: anzi più ci affascina il vangelo e più forse, possiamo dire che è per altre persone.
Ma invece Gesù non è venuto su questa terra e soprattutto non ha dato la sua vita sulla croce per abbagliarci con dei precetti utopistici, per mostrarci una vita impossibile:
la vita evangelica è una vita realizzabile nella vita di tutti i giorni ed è proprio questo il suo vero fascino.

E così se vogliamo, possiamo mettere in pratica l’insegnamento di Gesù e camminare sulla via di Dio, a cominciare dal poco che già abbiamo o che forse qualcun altro potrà dare e condividere con noi, per arrivare a qualcosa che è una promessa di futuro e che non mancherà di compiersi.

A volte il Signore può anche moltiplicare, ma a volte questa moltiplicazione non avviene e la nostra vita può rimanere piccola così com’è ma ci fa riconoscere che quel poco che noi abbiamo è già promessa e primizia di qualcosa di grande.
La pochezza dei segni non è altro che un anticipo della croce: talvolta noi vorremmo avere molto di più, ma se rimaniamo fedeli al poco che abbiamo e siamo grati di ciò che il Signore già sta facendo in noi possiamo sperimentare già la Pasqua che comincia a palesarsi proprio nella debolezza.
Altrimenti saremo dei cristiani perennemente frustrati che vanno in cerca continuamente di altre cose e di altre esperienze.

Gesù dalla Croce, innalzato fra il cielo e la terra, annuncia la sua regalità e sfama il suo popolo:
e lì ai piedi della croce lo possiamo proclamare Re della nostra vita e lui da lì, non scapperà.