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Commento al Vangelo secondo Marco,
cap 8, 27-35

Mettiamoci nei panni degli apostoli che da semplici pescatori sono nominati ad essere la cerchia più intima del Signore Gesù, a stare con lui notte e giorno per cogliere nell’ascolto interiore della Parola, che la predicazione di Gesù è l’annuncio del Regno che lui è venuto ad inaugurare e a proclamare.
- E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere -

Il discepolo della prima lettura ci aiuta a comprenderne il significato:
«ll Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso»
di non restare deluso.
Cioè questo discepolo intuisce che se resterà fedele a ciò che ha capito essere la volontà del Signore, uscirà vittorioso e nella vita, come prosegue il Salmo “Camminerà alla presenza del Signore, nella terra dei viventi”.

« È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci. »
Il discepolo sa che il Padre lo assisterà e restando fedele al suo progetto, l’esito sarà la Resurrezione.
Ed è proprio quest’ultima parte del messaggio che gli apostoli non ascoltano e che Gesù gli sta annunziando di nuovo.
L’esito dopo la sua morte in croce sarà la Resurrezione, ma non solo la sua personale, ma la resurrezione di ognuno di noi. E tutti coloro che nella storia guarderanno al crocifisso, saranno liberati.
La vita di Gesù donata sulla Croce ci libera dal soffocamento del nostro io, dell’amor proprio, del nostro orgoglio e permette a noi di vivere una vita autentica alla sequela del Vangelo.

«Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».
Guardando la Croce impariamo a perdere noi stessi, cioè impariamo ad affrontare anticipatamente le tante morti con le quali dobbiamo fare i conti già da adesso - fallimenti sul lavoro, incomprensioni nelle famiglie, rifiuti, insulti, calunnie - e a portarle con umiltà per farne un'occasione di morte e di resurrezione.