Commento al Vangelo secondo Marco
cap. 13, 33-37
Oggi sentiamo venire dalle labbra di Gesù in maniera insistente, all’inizio e alla fine di questo Vangelo, il comando della veglia.
Intanto al centro di questo Vangelo c’è un’immagine di una casa ben ordinata, ogni servo sa cosa deve fare, e poi c’è un portiere che anche lui sa cosa deve fare: «vegliare»
E allora un primo passo che noi possiamo fare per cominciare questo avvento è proprio ricordarci come era la nostra casa prima di ascoltare il Vangelo, prima di incontrare Gesù
Dice il profeta Isaia «tutti siamo diventati avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento», la vita senza Gesù diventa un gran disordine, niente da foglie, niente da verde, niente da frutto, tutto rischia di diventare estremamente sterile, «nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te».
Cioè la nostra vita fuori e prima del Vangelo rischia sempre di essere qualcosa di vano, qualcosa che parte con il vento, che non ha stabilità «perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto»
Ecco invece con Gesù, il volto del Padre ci è visibile, ci è manifesto, «In lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza».
Però Gesù vuole dire anche un’altra cosa nell’immagine del portinaio che sta sulla soglia della casa: il portinaio non si lascia incantare, non si lascia inglobare dall’ordine della casa che pure ci dev’essere, e quindi il paradosso del cristiano dentro la vita, dentro la storia pronto a darsi da fare per risolvere i problemi, per capire dov’è il bene e dov’è il male ma nello stesso tempo, anche non coinvolto.
Quindi che cos’è questo vegliare?
Direi che innanzitutto è una consapevolezza acuta, forte che l’Avvento ci dà della provvisorietà della nostra vita, anche delle cose belle, anche delle cose che ci siamo conquistati e per cui vale la pena ringraziare Dio: anche queste cose cadono sotto il titolo di “provvisorio”.
Questo è ciò che fanno i veri cristiani in Avvento, vigilano ed allo stesso tempo sanno che tutto è provvisorio, che niente è un assoluto,
solamente quando Dio verrà, passerà il provvisorio e comincerà l’Eterno.