Il precipitare della situazione globale di tutte le esperienze di comunità alternative a causa dell’eversione caotica dell’Internazionale nera ci ha indotto a rivolgerci a Gianni Sartori, enciclopedico detentore di una memoria storica dei movimenti indipendentisti nativi comunitari, anticoloniali e anticapitalisti… e la lettura del suo articolo che prende spunto dalle mire predatorie che hanno visto la Groenlandia concupita dal peggiore autocrate imperiale degli ultimi decenni: C’è del marcio in Groenlandia ci ha convinto che era indispensabile approcciare la contingenza imperiale, riprendendo le fila antiautoritarie dei popoli
Siamo partiti da Nuuk ma poi siamo passati attraverso continenti e tempi diversi per tornare a Kobane, laddove un filo nero ripresenta la stessa situazione di aggressione coloniale suprematista e di imposizione di un potere predatore; questo perché ci si avvicina maggiormente a capire cosa avviene in un’epoca in cui si ripropone l’assolutismo capitalista non avventandosi a ipotizzare scenari futuri, ma ripercorrendo il passato, sempre analizzando il presente nelle sue potenziali resistenze.
Non è che si debba scegliere tra brutalità diverse di colonizzatori atlantici orientali o occidentali. I tempi saranno cambiati (come si dice anche nell’articolo), ma forse si può ancora mantenere memoria e sostenere posizioni più libertarie; le lotte di liberazione si strumentalizzano negli organismi che costituiscono, ma l’istanza libertaria può sfuggire all’abbraccio delle strutture rivoluzionarie ammansite.
Da tempo già non credevamo alla cosiddetta democrazia e quindi non ci stupisce tanto lo svelamento dell’ipocrisia, prendiamo atto che non ci sono le condizioni per ritagliare libertà in quei regimi (come erano comunque negati i presupposti realmente per contrapporsi al sistema “democratico”), ma bisogna adattare all’ulteriore giro di vite la voglia di liberarsi dai gioghi degli Stati… bisogna trovare il modo di sfuggire al loro controllo e creare alternative libertarie che non li riproducano.