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E’ riconoscendo la bellezza e la dignità in cui Dio ci ha creati che noi capiamo a quale indegnità e bruttezza ci riduce il peccato.
La misericordia di Dio è perfetta e infinita e solamente dentro ad essa noi possiamo riconoscere ciò che invece è imperfetto e finito.
"E ho voluto che tu gustassi questa Misericordia": è qualcosa in cui io mi ci perdo dentro, che posso gustare più che controllare o dominare.

Nell’anima che commette il peccato e si lascia travolgere dal fiume che scorre sotto il Ponte di Gesù, avviene la morte delle sue tre facoltà:
la memoria non ricorda più i benefici e i doni ricevuti da Dio,
l’intelligenza non è capace di riconoscerli,
e quindi la volontà così privata della grazia, si getta sulle cose che vede senza riconoscere chi è il donatore, ama cioè le cose in sé stesse che sono così acque morte.
E il peccatore continuamente si avventa sulle creature che le scappano e lui continuamente le insegue, e così scorre il tempo della sua Vita.
Finché non chiede la grazia della conversione non potrà da solo uscire da questo fiume anzi, al contrario, il fiume lo trascinerà via con sé.

L’albero della morte, cioè l’anima nel peccato, ha le sue radici nella superbia e nell’amor proprio, il midollo del tronco nell’impazienza e il suo frutto è l’ingratitudine.
Nel cuore dell’albero si annida il verme della coscienza, la cui voce è resa sorda e soffocata dal peccato al punto che il peccatore quasi non la sente più o fa finta di non sentirla, perché accecato dall’amor proprio e dai suoi impulsi.

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#santaCaterinadaSiena