Come si ottiene in questa vita il pegno della vita eterna?
Per S. Caterina la fede è quella pupilla che dà la luce al nostro occhio e ci permette di giudicare correttamente gli eventi del mondo e della nostra vita, altrimenti il nostro intelletto da solo, ne darebbe un’interpretazione cieca.
E che cosa vede, riconosce e interpreta l’occhio illuminato dalla fede, in ogni evento della propria vita?
Un atto della Provvidenza e della Bontà di Dio che accende in lui l’Amore, donandogli la capacità di servire e di corrispondere a tutto ciò che il Signore gli chiede fino al punto di poter perdere la propria volontà “annegandola nella Sua”.
Egli così non fugge dalle prove, ma le sopporta con docilità riuscendo ad attraversarne le spine per giungere all’albero dell’Amore.
Per S. Caterina il fedele sente le tribolazioni e la sofferenza che tuttavia rimane esteriore, perché interiormente è unito a Dio e quindi il suo cuore è nell’amore e nella pace.
Anzi addirittura, in alcune situazioni particolarmente umilianti, il giusto può sentire la letizia e la gioia di seguire così più da vicino Gesù povero e umiliato.
“La volontà di Dio è nei giusti” e quindi i giusti non vivono più per sé stessi ma fanno ciò che Io voglio. E che cos’è che Io voglio?
La santificazione delle nostre anime.
Per Il giusto, la vita presente diventa un’occasione provvidenziale di penitenza, di conversione, di cambiamento, egli approfitta delle tribolazioni per migliorare nella via della santità, per rinforzarsi nella pazienza e nella perseveranza.
È proprio il desiderio profondo di unirsi al Signore che gli rende possibile calpestare gli altri desideri che s. Caterina chiama “desideri sensibili”, cioè quei desideri che rimangono nella scorza della realtà, che non hanno l’aiuto della fede per poter mirare a qualcosa di più profondo, che è la bontà di Dio, sommo Bene.
- Così i miei servi tutto sopportano con pazienza, mentre le spine presenti passano e non giungono a ferire il loro cuore: il loro cuore è stato infatti liberato da ogni desiderio sensibile e per slancio d’amore è stato collocato in me ed a me unito.
È dunque ben vero che costoro gustano la vita eterna ricevendone caparra in questa vita terrena: stando nell’acqua non si inzuppano, passando tra le spine non si pungono perché hanno conosciuto me sommo Bene, e hanno cercato il bene là dove esso si trova, nel Verbo del Figlio mio unigenito -.
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