Durante il pellegrinaggio su questa terra verso la vita che ci attende,
noi possiamo meritare se con la nostra volontà non ci lasciamo sedurre da desideri inconsistenti e non voltiamo le spalle a Dio. mentre nell’eternità la nostra volontà sarà completamente avvinta nel suo amore e i nostri desideri non saranno mai vani e raggiungeranno sempre ciò che desiderano.
I beati guardano a noi, intercedono e pregano per noi, e i loro desideri e le loro intercessioni non sono mai vani ma sempre efficaci perché il Signore sempre li ascolta, a patto che nella nostra libertà non facciamo da scudo a tutti i doni che il Signore è pronto a donarci grazie alla loro intercessione.
L’ astuzia della vita cristiana infatti, non è nel fare grandi cose eroiche, bensì nel farsi poveri, accoglienti, con le mani vuote, sempre più consapevoli della nostra povertà e quindi anche più capaci di essere riempiti della misericordia di Dio.
“I beati hanno anche il desiderio di rientrare in possesso di quella loro dote che è il corpo. È l’anima che darà beatitudine al corpo; gli donerà la propria abbondanza, rivestendosi nel giorno del giudizio finale del vestimento della propria carne, che con la morte aveva abbandonata”
L’ anima che va in paradiso, vive una beatitudine come perfetta perché incontra il suo fine, ciò a cui ha sempre anelato che è Dio e la sua visione, e aspetta la dote del suo corpo che gli deve essere restituita. L’ attesa di questa restituzione non è penosa, perché il corpo non aggiungerà nessun grado alla perfezione raggiunta dall’anima che avrà il potere di glorificarlo e di farlo risplendere come un vestito luminoso.
“Come l’anima è fatta immortale, fissata e stabilita in me, così il corpo mediante quella unione con l’anima, diventa immortale, perduta ogni gravità diventa sottile e leggero. Il corpo glorificato è per virtù da me concessa all’anima per grazia, e per l’amore ineffabile con cui Io la creai a mia immagine e somiglianza”
Anche il corpo quindi assumerà dei tratti e delle caratteristiche che non sono quelle dei nostri corpi quaggiù: è questa una grande consolazione per i tanti corpi sofferenti che in questo pellegrinaggio stanno attraversando la valle dell’umiliazione e della sofferenza, ma giunti nella vera vita, saranno glorificati e saranno luminosi.
“Ti dicevo del bene che avrà il corpo, glorificato nell’umanità glorificata dell’unigenito Figlio mio, che vi dà la certezza della vostra resurrezione”
In virtù del corpo risorto di Gesù, la comunione fra l’uomo e Dio non riguarderà solo l’anima ma coinvolgerà anche il corpo e così anche l’occhio fisico avrà un grandissimo piacere e diletto a vedere il corpo di Gesù, come la mano con la mano, la carne con la carne.
E durante il nostro pellegrinaggio quaggiù, guardano con l’occhio della fede il suo corpo risorto e le sue ferite aperte che come delle bocche gridano verso il Padre misericordia per noi, abbiamo la certezza della nostra resurrezione.
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