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Dopo una campagna elettorale fiacca e senza contenuti, l’Italia si prepara ad un voto di cui l’esito sembra scontato. Eppure, nessuno è d'accordo su cosa verrà dopo.

I leader dei partiti di destra hanno chiuso la campagna elettorale a piazza del Popolo, a Roma, con un comizio in cui hanno parlato più o meno in ordine di importanza: prima Berlusconi, poi Lupi, poi Salvini, infine Meloni — introdotta da una citazione di Tolkien letta sul palco da Pino Insegno, voce di Aragorn nel doppiaggio italiano del Signore degli Anelli. Nonostante l’ostentazione di unità, le divisioni interne alla coalizione sono emerse anche durante la manifestazione, specialmente tra Meloni e Salvini — che non ha apprezzato l’affermazione dell’alleata riguardo alla lista di ministri già pronta. In ogni caso, il leader leghista ha detto che la destra è pronta per governare per 5 anni, mentre Meloni ha detto che se avranno i numeri per fare la riforma costituzionale sono pronti a farla anche da soli.

Le cronache della manifestazione concordano sul predominio ormai schiacciante di Giorgia Meloni rispetto agli alleati: la maggior parte dei militanti che hanno riempito la piazza erano lì per lei, e suoi erano gli striscioni più visibili — “Noi siamo Giorgia” e “È tempo di patria.” Immancabile anche l’armamentario fascistoide, tra magliette con la citazione virgiliana “Sit romana potens itala virtute propago” — motto della federazione romana della Gioventù Nazionale — o direttamente della Xa Mas. Pietro Salvatori sull’HuffPost parla di un “Meloni Pride”; “Roma è casa di Giorgia Meloni, e Lega e Forza Italia presidiano i loro gazebo senza nemmeno provare a competere sui numeri,” commenta Giulia Merlo su Domani.

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