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Se ne sta andando il 2022, un anno pessimo da qualunque prospettiva lo si osservi. Il 2022, per un verso, non è stato se non la continuazione dei due anni precedenti per linee tratteggiate: l'emergenza terapeutica ha aperto l'anno, con il triste valzer dell'infame tessera verde e degli obblighi sulla nostra pelle. Per un altro verso, l'anno è continuato con l'epifania di una nuova emergenza, quella bellica: e ha dimostrato, una volta di più, come l'ordine neoliberale si fondi intrinsecamente sull'emergenza impiegata in guisa di metodo di governo. A sua volta, l'emergenza bellica si è portata presso quella energetica, con drammatici contraccolpi sulla vita dei cittadini di tutta Europa. Insomma, il 2022 non sarà certo oggetto di rimpianto. Anche se, a dire il vero, dato il contesto nel quale ci troviamo a vivere, sembra che la storia proceda di male in peggio, mandando in frantumi tutti i sogni e tutte le aspettative di chi aveva ritenuto di ravvisare in essa il dispiegarsi di un senso e magari anche di un happy ending. L'anno che sta arrivando in effetti non sembra promettere nulla di buono: né sul piano bellico, poiché la guerra non accenna a terminare e anzi sembra volersi intensificare ed estendere; né sul piano terapeutico, dacché in quest'ultimo scorcio del 2022 sembra di rivivere, a mo' di dejavù, quanto già abbiamo vissuto all'inizio del 2020, con un allarme dalla Cina che, in tempi piuttosto rapidi, finisce per travolgere anche le nostre vite occidentali. Insomma, pare davvero che vi sia poco da festeggiare, quale che sia la prospettiva assunta: ha davvero senso festeggiare per la fine del 2022, sapendo che sta arrivando un nuovo anno che potrà forse solo peggiorare le cose? E, di conseguenza, può dirsi un gesto sensato il festeggiamento dell'anno che sta arrivando, alla luce dei presupposti di cui si è appena detto? L'atteggiamento scettico della sospensione del giudizio pare essere in questo caso il più sensato. Sempre mantenendo vivo, comunque, l'ottimismo della volontà di gramsciana memoria, benché mai come oggi sia un'impresa a dir poco ardua.