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Oggi due parole dominano i CV: EMPATIA E RESILIENZA.

Senza soffermarci troppo sul fatto che essere empatico non voglia dire piangere quando si vedono video di adozioni di animali (quello chiamasi PMS), e soprattutto senza soffermarci sul perchè l'empatia sia tutta d'un tratto questa caratteristica così richiesta anche in lavori dove letteralmente devi fregare le vecchiette che non leggono i contratti, o buttare dalle scale il tuo collega che potrebbe prendersi la promozione al posto tuo, ecco, io voglio concentrarmi su quello che reputo più preoccupante: questo obbligo morale di essere resilienti.

Viviamo in una società (cit.) extra competitiva che non ci concede nemmeno il sacrosanto diritto di lamentarci quando la nostra vita pare un circo. Ma da quando non posso provare pena per me stessa e per i risvolti grotteschi della vita, prima di uscire di casa nel mood "I'm a bitch, I'm a boss"?

Lo trovo francamente inaccettabile. Tenetevi la resilienza e lasciatemi lamentare in pace, tanto prima o poi le cose le faccio, ma mi dovete lasciare vivere.

A cura di Grazia Coppola
Sigla di Gabriele Bellotti

Dedicata alla mia meravigliosa amica Giulia G. con cui condivido i piantini pre-superamento-delle-difficoltà-della-vita