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Hello terza stagione!

Il tema della salute mentale, se ci fate caso, è più che riccorente: di fatto, ogni tot se ne parla. E io, che sono, un po' come molti di noi, legata al tema sono sempre curiosa di sapere come venga declinato l'argomento. Se penso a quando ero al liceo, nessuno diceva di andare dallo psicologo, perchè era vista come qualcosa di cui vergognarsi. Oggi, almeno nella mia bolla, ci si è evoluti molto in tal senso.
But.
Purtroppo in questo costante parlare, soprattutto sui vari social media, di tematiche così delicate, fa sempre sorgere un dubbio (almeno, a me): quando è sano e giusto parlarne, e quando è troppo?
Mi spiego. La wave del "it's ok not to be ok" (=va bene non stare bene) è virtualmente sacrosanta quando mira alla consapevolezza che la perfezione non esiste, e che tutti, prima o poi, pure con una certa frequenza, sperimentiamo la tristezza, il non sentirci abbastanza, la frustrazione, la peer pressure eccetera; ultimamente, però, mi sembra che si stia tendendo a virare verso un altro messaggio, cioè: va bene stare male. So che sembra non esserci differenza, ma vi chiedo un piccolo sforzo: analizziamo i seguenti statement.

Il mio cruccio, anzi, la ragione del mio imbestialirmi con queste presunte pagine di divulgazione, creators ecc, è il foraggiare, velatamente ma nemmeno troppo, il "crogiolarsi" nelle patologie, nei disturbi, in tutti i sintomi che si possono qualificare come sentori che il proprio benessere mentale sia a rischio. Dire a una persona depressa che essere depressi è ok, toh un grafico che dimostra quanti tuoi coetanei ne soffrono, rischia di essere deleterio. Perchè curarsi, se va bene stare male? Perchè curarsi, se può voler dire anche sentire, in certi momenti, di stare peggio (il percorso della terapia non è esente da momenti di grande tensione, sbrigliare certe matasse è spesso doloroso)?




Grazie a Ester, per il supporto.
Grazie a Vito, per la grafica.
Grazie a Gabriele per la sigla.