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Lo scrittore efficace, ragazzi, sa che noi siamo pura coscienza, che non siamo il nostro corpo, che non siamo i nostri pensieri, che non siamo le nostre emozioni. Dobbiamo imparare a stare nel flusso, a fidarci della vita, a ricordarci che siamo scintille divine; non dobbiamo vivere nella paura, negli attaccamenti, nelle meschinità. Sentite qui:

«Credo in te, anima mia,
l’altro che io sono non deve umiliarsi di fronte a te,
e tu non devi umiliarti di fronte a lui.
Ozia con me sull’erba,
libera la tua gola da ogni impedimento, 
né parole, né musica o rima voglio,
né consuetudini né discorsi,
neppure i migliori, soltanto la tua calma voce bivalve,
il tuo mormorio mi piace. 

Penso a come una volta giacemmo,
un trasparente mattino d’estate,
come tu posasti la tua testa
di per traverso sul mio fianco 
ti voltasti dolcemente verso di me,
e apristi la camicia sul mio petto,
e tuffasti la tua lingua sino al mio cuore nudo,
e ti stendesti sino a sentire la mia barba,
ti stendesti sino a trattenermi i piedi.
 
Veloce si alzò in me
e si diffuse intorno a me la pace e la conoscenza
che va oltre ogni argomento terreno,
io conosco che la mano di Dio è la promessa della mia,
e io conosco che lo spirito di Dio è il fratello del mio,
e che tutti gli uomini mai venuti alla luce
sono miei fratelli e le donne sorelle ed amanti
…» (Walt  Whitman, in Foglie d’Erba, Canto di me stesso, n^ 5)

Forza, ragazzi, scriviamo!