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Prima mondiale. Mai visto prima. In Australia, a partire dal 10 dicembre prossimo, dieci social media, inclusi Snapchat, Meta, TikTok e YouTube, devono fare “passi ragionevoli” per non consentire a chi ha meno di sedici anni di registrarsi sulle loro piattaforme.Il ministro australiano delle comunicazioni, Anika Wells, ha dichiarato di non essere per nulla preoccupata delle possibili reazioni delle aziende tecnologiche che si sono dichiarate in totale disaccordo. “Non sono intimidita dalla grande tecnologia perché comprendo l’imperativo morale di ciò che stiamo facendo“, ha detto, aggiungendo poi che parlare con i genitori i cui figli hanno sofferto online ha rafforzato il suo convincimento.Ha aggiunto che la politica decisa è l’invidia di molti paesi in tutto il mondo, mostrando l’elenco dei leader che hanno contattato il suo governo per essere consigliati su come emularla.
“Siamo felici di essere i primi, siamo orgogliosi di essere i primi e siamo pronti ad aiutare qualsiasi altra giurisdizione che cerchi di fare lo stesso”.Il che può essere alquanto pericoloso visto che il presidente Donald Trump ha affermato, nel recente passato, che avrebbe agito nei confronti di qualsiasi paese che avesse attaccato le aziende tecnologiche statunitensi. Il commissario australiano per la sicurezza elettronica -incaricato di supervisionare il divieto dei social media- è stato già chiamato a testimoniare davanti al Congresso degli Stati Uniti. La Wells ha detto che la Casa Bianca e il Congresso hanno il diritto di valutare e di esaminare le azioni dell’Australia, ma lei e i suoi funzionari non cambieranno rotta.
“Siamo dalla parte dei genitori e non delle piattaforme”, ha dichiarato alla BBC, aggiungendo poi che le aziende tecnologiche hanno avuto tutto il tempo – da 15 a 20 anni – per migliorare le loro pratiche alla luce delle ricerche che indicano che le loro piattaforme causano danni.