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✨✨Janmann la Lepre. Seconda parte.

Voce:Samatha🌞

In merito al Fantoma, v'invitiamo a prendere visione al Link 👉Steiner e il Fantoma, di cui riportiamo una piccola parte.
Felice lettura!

"È esperienza comune, fra coloro che s’interessano alla Scienza dello Spirito a carattere antroposofico, leggere o sentire affermazioni e domande relative al “Fantoma” del Cristo che, in modi diversi, testimoniano quanto esso ponga problemi interpretativi, quindi di conoscenza.Quale sia, infatti, la vera natura della corporeità con cui, dopo la Resurrezione, il Cristo si è manifestato a molti, tra l’altro mangiando anche cibo terrestre, come descritto nei Vangeli, pone davvero difficili quesiti all’indagatore dello Spirito.
Si vorrebbe, con questo scritto, venire incontro alle proprie e altrui esigenze conoscitive; a tale scopo, si proporranno brani desunti dall’opera di Rudolf Steiner. Si noterà che le parti di conferenze presentate a volte saranno molto lunghe: si è scelto cosí, perché i temi trattati, specialmente quelli inerenti al Fantoma del Cristo, crediamo debbano essere approcciati, anche da chi già ne ha cognizione, ricevendoli dalle parole di Rudolf Steiner, e non da ripetizioni, pur se dotte, di suoi anche importanti discepoli.S’inizierà da una sua considerazione che, con molta efficacia, ci introdurrà allo studio del mistero del corpo fisico umano, perché proprio di un mistero, e dei piú profondi, si tratta (conferenza del 9 ottobre 1911, O.O. N° 131): «Se l’apparenza sensibile fosse giusta, dovremmo ora dire: ciò che ci venne incorporato durante lo stato saturnio, e che è diventato il nostro corpo fisico, viene semplicemente disciolto o bruciato negli elementi esteriori, dopo che, attraverso milioni e milioni di anni, durante gli stati di Saturno, del Sole e della Luna, importantissimi sforzi sovrumani, cioè di entità divino-spirituali, furono fatti per produrre appunto il corpo fisico! Ci si presenterebbe il fatto strano che, attraverso quattro o anche tre gradini planetari (Saturno, Sole e Luna), una intera schiera di spiriti lavori alla produzione di un elemento cosmico, quale il nostro corpo fisico, affinché esso, durante lo stato terrestre, sia destinato a sparire ogni volta che un uomo muore. Sarebbe uno strano spettacolo se avesse ragione la maya, e l’osservazione esteriore non conoscesse che questa. Ora chiediamoci: la maya può forse aver ragione? A tutta prima sembra indubbiamente che in questo caso la conoscenza occulta le dia ragione perché, strano a dirsi, l’osservazione occulta sembra concordare in questo caso con la maya. Se ricordiamo quel che ci viene descritto dalla conoscenza spirituale sull’evoluzione dell’uomo dopo la morte, vedremo che, effettivamente, in tale descrizione non viene quasi tenuto conto del corpo fisico. È detto che il corpo fisico viene deposto, abbandonato agli elementi della Terra. Poi si parla del corpo eterico, del corpo astrale e dell’Io, e non viene ulteriormente considerato il corpo fisico; sembra quasi che per il silenzio della conoscenza spirituale si dia ragione alla conoscenza della maya. Cosí sembra, e in certo modo è giusto che la Scienza dello Spirito parli cosí, per la semplice ragione che il resto deve essere lasciato alle considerazioni profonde della cristologia perché, nei riguardi del corpo fisico, non possiamo affatto parlare giustamente di quello che trascende la maya, se l’impulso del Cristo, e tutto ciò che vi si riconnette, non viene prima sufficientemente spiegato». Con queste parole Steiner ci avverte chiaramente che, in relazione al corpo fisico umano, oltre la semplice evidenza dei sensi e dei concetti ad essi correlati, nulla si può dire senza immergersi negli infiniti effetti del Mistero del Golgotha, e dell’impulso da esso scaturito. Di questo si dovrà sempre tener conto, mentre si proseguirà nell’esposizione dei temi proposti.Ecco alcuni brani di due conferenze tenute da Rudolf Steiner in occasione del periodo pasquale dell’anno 1909; in esse ci sono elementi che, anche se a tutta prima sembrano distanti, in realtà contengono notizie e rivelazioni piene di nessi col tema proposto. Dopo aver fatto riferimento alle forze che, sin dagli antichi Misteri dell’umanità, fluiscono nel periodo pasquale verso di essa (forze relative al “Padre”: vedi Sulla rivelazione di Giovanni ‒ conferenza del 6 settembre 1924, O.O. N° 346), inizia a narrare una “bella e profonda leggenda orientale” che parla del Buddha e del suo discepolo piú saggio. In questa leggenda, Steiner associa elementi in apparenza eterogenei: il corpo purificato di Kashyapa, un fuoco-calore misterioso e il Buddha Maitreya. A questo aggiunge che «Una retta comprensione al riguardo» potrà avvenire approfondendo giusti sentimenti nel celebrare la Pasqua e riscaldandoli con grande calore e fuoco intenso. Qui di seguito il testo, apparso sulla Rivista Antroposofia nell’anno 1958.Kashyapa – Statuetta coreana 1700 ca.
«Una bella e profonda leggenda orientale ci narra quanto segue: Shakyamuni, il Buddha, il grande Maestro che profuse a tutto l’Oriente la sua profonda saggezza, attingendola alle fonti originarie dell’esistenza spirituale, infuse nei cuori degli uomini una profonda beatitudine. Quello che fu cosí beatificante per loro quando erano ancora in grado di contemplare la primordiale divina cosmica saggezza dei mondi divino-spirituali, questo Shakyamuni lo conservò all’umanità per le epoche posteriori dell’evoluzione. Egli aveva un discepolo, un grande discepolo, Kashyapa; e mentre gli altri discepoli piú o meno non comprendevano la grandezza della dottrina insegnata dal Buddha, Kashyapa la comprendeva. Egli è uno dei piú profondi Iniziati in quella dottrina, uno dei piú grandi seguaci del Buddha. La leggenda narra che quando Kashyapa fu per morire, dovendo egli, in virtú della sua maturità, entrare nel Nirvana, andò su di un monte scosceso e si nascose in una caverna. Ed in questa caverna il suo corpo rimase incorrotto dopo la sua morte, e ancora vi rimane. Solo gli Iniziati conoscevano questo segreto e dove quel corpo giaceva. Ché il corpo incorruttibile del grande Iniziato Kashyapa riposa in un luogo nascosto e segreto. Ma il Buddha aveva predetto che un giorno sarebbe venuto il suo grande successore, il Maitreya Buddha, il nuovo grande Maestro, la nuova grande guida dell’umanità; e quando questi sarebbe giunto a quel vertice dell’esistenza cui doveva giungere durante la vita terrena, avrebbe cercato quell’antro nascosto di Kashyapa, avrebbe toccato con la sua mano destra il cadavere incorruttibile dell’Illuminato, ed allora dal cielo sarebbe disceso un prodigioso fuoco, e in questo fuoco il corpo incorruttibile del grande Illuminato Kashyapa sarebbe asceso dall’esistenza terrena a un’esistenza spirituale.Cosí dice la grandiosa leggenda orientale che forse è difficile da comprendersi per l’Occidente. Essa parla anche di resurrezione, di un allontanamento dall’esistenza terrena, di un superamento della morte che viene effettuato in quanto le forze di putrefazione della terra non hanno potere sul corpo purificato di Kashyapa; cosicché, quando il grande Iniziato viene e lo tocca con la mano, un fuoco prodigioso lo solleva nelle sfere celesti. E appunto là dove questa leggenda orientale si discosta da quello che noi conosciamo come il contenuto della tradizione occidentale cristiana, appunto lí è possibile giungere ad una piú profonda comprensione della festa di Pasqua. In quella leggenda è nascosta una saggezza primordiale alla quale potremo accostarci solo a poco a poco. Possiamo chiederci: perché Kashyapa non può, come il Redentore nella tradizione pasquale cristiana, vincere la morte dopo tre giorni? Perché il corpo incorruttibile dell’Iniziato orientale deve attendere un tempo cosí lungo, per poter sollevarsi alle altezze celesti in virtú di un prodigioso fuoco?Oggi possiamo ricevere solo una pallida eco della profondità riposta in questa leggenda. Solo a poco a poco noi potremo avere un presagio della saggezza espressa da una leggenda cosí profonda.In questa nostra festa pasquale noi dobbiamo in un primo tempo guardare le cose da lontano, timidamente e devotamente, col nostro sentimento; e solo a poco a poco potremo imparare, attraverso la celebrazione della Pasqua, a contemplare i vertici della saggezza. Noi non dobbiamo cercare subito di comprendere, con il nostro arido intelletto, quello che sta riposto nella leggenda di Kashyapa. Una retta comprensione al riguardo, noi la raggiungeremo solo se ci avvicineremo ad essa cercando prima di far maturare in noi le sensazioni e i sentimenti adatti, e poi cercando con fuoco intenso e con grande calore di comprendere con tutti i nostri sensi quelle verità."