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È l’agosto 2001 quando Brescia si sveglia protagonista di un disastro ambientale i cui effetti vengono paragonati a quelli di Seveso. Per la prima volta i cittadini sentono parlare di Pcb, i policlorobifenili, sostanze tossiche e cancerogene con le quali, a loro insaputa, convivono da anni. A riversarle nelle acque e nei campi è la Caffaro, l’azienda chimica posizionata a pochi metri dalle case, a ridosso del centro città.