Di un teatro si può parlare descrivendone la bellezza: drappi di velluto, statue d’ottone, stucchi preziosi o perfino parlando dei concertisti e ballerini che hanno eseguito la loro migliore esibizione. Oppure, invitandovi a mettervi comodi in un luogo speciale: tra i palchetti d’onore, dove incontreremo le voci delle donne e degli uomini illustri che hanno dato vita alla storia del Teatro Cagnoni di Vigevano.
Narratore: In questo episodio incontreremo Luigi Costa, uno degli uomini più noti della Vigevano di fine ‘800. Benefattore, politico e mecenate, si accorse un giorno che alla sua città mancava qualcosa…
Luigi Costa: Accadde una delle molte volte in cui facevo ritorno da Roma, dove spesso mi recavo come deputato dopo che l’Italia si riunì sotto un unico regno. La carrozza andava piano e vidi, come se fosse già lì, la bellissima facciata di un teatro, nascosta tra le luci della sera. Ma prima di dirvi oltre, lasciate che mi presenti. Mi chiamo Luigi Costa. Sono nato a Vigevano una mattina di novembre del 1826, e qui ho trascorso tutti e 48 gli anni della mia vita… Forse vi sembreranno pochi e vi starete già rammaricando per la mia prematura dipartita, ma sappiate una cosa: il tempo che mi è stato concesso su questo mondo è stato sufficiente per dare vita a un sogno, il mio. Si tratta di una scuola di musica e di un teatro! E non uno angusto e lurido, come quello che sorgeva in città prima che mi occupassi io della faccenda, ma uno splendido e regale, degno del prestigio di Vigevano.
N: Siamo negli anni successivi alle guerre d’indipendenza italiane, in pieno Risorgimento, e Vigevano entra a far parte del nascente Regno D’Italia.
L: Agli inizi della nuova Italia unita, anni prima che l’idea del teatro mi balzasse in testa, fui tra i primi deputati di questo nuovo Regno, e venni eletto dal collegio della mia città. Fui fatto deputato per ben tre legislature di fila, dal 1865 fino al 1874 anno della mia dipartita.
Nell’ultima elezione, in particolare, la Gazzetta del Popolo D’Italia fece il tifo per me, perché ero finito al ballottaggio contro un certo Carlo Negroni…avvocato molto vicino al partito clericale! Quando vinsi, lui - forse per la sconfitta, o per affar suo - preferì subito trasferirsi a Novara e lì, almeno, divenne sindaco.
N: Per l’esattezza, ecco cosa riportò il giornale dopo l’esito del voto: Facciamo plauso agli elettori di [...] Vigevano! il cav. Luigi Costa è conosciuto per persona proba di carattere indipendente e di principii liberali: e non dovendo per sua favorevole posizione sociale occuparsi del proprio benessere, avrà maggior tempo e volontà di prendersi a cuore il bene altrui.
L:E così, fu. Riguardo, poi, alla mia favorevole posizione sappiate che di denari non ne avevo sempre avuti così tanti. Ereditai tutte le fortune di mio padre, il Costa Giuseppe, da Andrea Costa mio zio, e perfino da un prozio, Camillo, che siano in gloria a Dio. Mi lasciarono un intero patrimonio e un titolo nobiliare, e… anche due righe di referenze.
N: Due righe di referenze che suonano più o meno così: Signore dell’intero patrimonio di 1.000.000 nel pieno della gioventù in cui tutto è lecito, di bell’aspetto e sano, sicuro di sé può rendere felice una donzella gentile.
L: Divenni perciò di colpo ricco e cavaliere. Ma cosa farne dei miei denari? Mi misi perciò a pensare, finché, come vi dissi già, non mi venne l’idea della Scuola d’Istrumenti d’Arco… e del nostro teatro. Lo immaginate un conte cavaliere a dirigere i lavori? Eppure, permettetemi di dirvi una cosa: non c’è mai stato teatro più bello a Vigevano. Diventai capo della commissione che studiò la creazione di un nuovo progetto di Teatro Comunale. Ebbi un ruolo fondamentale, anzi, più di uno. Lasciate che ve ne dica un paio: cassiere della commissione esecutiva che approvò il progetto; capo dell’incarico per la nomina dell'architetto; decisore dell’acquisto del terreno, e per finire, membro della commissione che studiò il regolamento dell'attività del Teatro. Ah, quasi me ne dimenticavo: naturalmente, fui anche membro della società dei palchettisti.
N: Non è più così comune sentire al giorno d’oggi il termine palchettista, che al tempo di Costa andava, invece, molto in voga. Il termine descrive tutte quelle persone che frequentano abitualmente i palchi a teatro, scegliendo una piccola loggia tutta per sé da dove assistere agli spettacoli.
L: Grande musica, ma anche operette, recital e teatro di figura. Al mio tempo avreste potuto prendere un palco in affitto, o comprarlo a 3.600 lire e assicurarlo per sempre al vostro nome con la cifra annuale di 20 Lire: immaginatelo come un balconcino che si affaccia sul panorama artistico più brillante del momento, un salottino simile a una scatola di velluto, arredato con mobilio e stoffe preziose. Un posto tranquillo dove fare conversazione prima dello spettacolo, ideale per riunioni di circostanza o per incontrare affaristi dell’ultima ora. Facemmo costruire le migliori file al secondo ordine, dove, modestamente, ero proprietario di due palchi: il 9, e il 10. Qualcuno di voi potrebbe dubitare della bontà delle mie intenzioni, ma dovete sapere che avevo davvero a cuore il teatro della mia città e la sua futura orchestra.
Il nostro teatro comunale sorse a due passi da quel laid… volevo dire, dal Galimberti, l’altro teatro che encomiavo all’inizio, che si mise a fare concorrenza persino la sera della nostra inaugurazione. Ah, che faccenda tremenda.
N: I giornali del tempo diffusero la notizia della rivalità tra i due teatri. Raccontarono dell’antipatia di alcuni cittadini per il nuovo teatro comunale, definito una pazza e vana costruzione. In realtà, la maggior parte degli abitanti della città vide di buon occhio la costruzione del nuovo teatro, tanto che - così è riportato - bastarono solo due ore per raccogliere tutte le firme per procedere alla costruzione.
L: Ci impiegammo due anni prima che il teatro aprisse i battenti: l’ottobre del 1873 era già pronto per accogliere i passi delle ballerine, e quelli delle dame di città che prendevano posto tra le file. Fatto il teatro non restava che aggiustare la faccenda della scuola di musica: un vivaio di talenti per nutrire le fila della nostra splendida orchestra. Si decise che il Teatro Comunale avrebbe ospitato la Scuola d’Istrumenti d’Arco, ma sin da subito i problemi di denari convinsero il direttore, il maestro Gaetano Pasculli, ad andare via. La scuola rischiava di chiudere… Intanto, la mia malattia giunse veloce, e con lei la decisione di impugnare il mio testamento. Lasciai parte del mio patrimonio alla scuola, denari a sufficienza che permisero la costituzione di una sede degna delle arti e dello studio della musica. Mi spensi così, in pace, nel 1874, quattro anni prima che la scuola di archi, oggi Istituto Luigi Costa, regalasse al mondo i suoi primi custodi del segreto di Euterpe, la musa del bel canto e della musica.
N: In ogni tempo del mondo, donne e uomini sono stati capaci di distinguersi per audacia e lungimiranza. Qualcuno di loro, come il nostro cavalier Luigi Costa, si distinse creando una casa per le arti che ancora oggi ci aiuta ad allenare la fantasia… e a metterla in scena!
“Racconti dell’Ottocento: i palchettisti del Teatro Cagnoni di Vigevano” è un podcast realizzato dall’Associazione Amici del Teatro Cagnoni di Vigevano. Curatela scientifica dei contenuti di Valeria Silvia Francese.
Progettazione e produzione di testi, speakeraggio e postproduzione a cura di eArs.
Si ringrazia il personale dell’Archivio Storico del Comune di Vigevano per il prezioso supporto nella ricerca dei contenuti.Il brano Ouverture dell’opera Il Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi riprodotto nell’episodio è stato eseguito dall’ Orchestra Città di Vigevano.
Questo podcast è stato realizzato con il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano e della Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia Onlus, grazie ai fondi messi a disposizione da Fondazione Cariplo.