Di un teatro si può parlare descrivendone la bellezza: drappi di velluto, statue d’ottone, stucchi preziosi o perfino parlando dei concertisti e ballerini che hanno eseguito la loro migliore esibizione. Oppure, invitandovi a mettervi comodi in un luogo speciale: tra i palchetti d’onore, dove incontreremo le voci delle donne e degli uomini illustri che hanno dato vita alla storia del Teatro Cagnoni di Vigevano.
In questo episodio incontreremo il Cavaliere Nobile Carlo Scotti che, oltre ad essere uno dei nostri palchettisti, ha lasciato la sua traccia in molti luoghi qui a Vigevano. Eccolo, sta uscendo di casa… Magari, saprà indicarceli direttamente lui.
Carlo Scotti: Sono qui, sono qui! Ben arrivati! Che dite? Ci facciamo due passi fino al Teatro Cagnoni? Stasera niente spettacoli per me: a casa mia si terrà una festa - come da consuetudine - ma fatemi prendere qualche minuto d’aria prima di cominciare… mi accompagnate?
Vorrei portarvi a vedere un posto qui vicino, in Piazza San Francesco. Perdonatemi la fretta, non abbiamo molto tempo prima della festa e non posso certo mancare.
N: Quelle di casa Scotti sono state feste sontuose, degne del migliore racconto della belle epoque, in cui i vigevanesi più…
C: Ehm ehm, dicevamo, alle feste torneremo dopo… ma intanto, sapete cos’è questa? Be’, certo, è una chiesa, ma sapreste dirmi qualcosa di più, diciamo, interessante? Oh, va bene, allora comincio io! È la chiesa intitolata al santo dei poverelli e dei miracoli: Francesco d’Assisi. A dire il vero questa magnifica chiesa ha richiesto più di qualche semplice sforzo, e se non fosse che non aver timore di Dio sia un grave peccato, vi direi che il miracolo l’abbiamo fatto anche noi. Noi chi? Quelli del “Comitato per la chiesa di S. Francesco”. È un edificio, pensate, risalente alla fine del 1300 e restaurato, da noi, nel 1903, per mano dell’Architetto Gaetano Moretti. Fu sua l’idea di ripristinare l’antico aspetto della facciata in stile gotico-lombardo. Feci appena in tempo a vederla finita che me ne andai da questo mondo a distanza di pochi mesi, ma sazio del nostro buon lavoro.
N: La chiesa di S. Francesco, costruita in principio come cappella del convento dei Frati Minori di Vigevano, subì profonde trasformazioni lunghe sei secoli, che la portarono al suo aspetto attuale a seguito del restauro della facciata citato da Carlo Scotti.
S: E non fu l’unica opera finanziata coi fondi della mia famiglia… ma andiamo avanti.Noi Scotti, fummo imparentati con le più importanti famiglie di Vigevano, come i Morselli e i Merula. Proseguiamo di qui, proprio per via del Teatro, oggi, appunto, via Merula: c’è una cosa al numero 40 che vorrei farvi vedere…
Voi oggi lo conoscete come l’archivio storico, ma sapevate che al mio tempo era l’orfanotrofio? Una volta non era così raro che anche dei bimbi un po’ cresciutelli fossero affidati a questi istituti. Ogni città ne aveva uno, e quello di Vigevano, del quale noi Scotti fummo i patroni, ebbe qui sede fino al secondo dopoguerra.
N: Non è difficile immaginare ancora oggi i piccoli correre avanti e indietro sotto al portico quadrangolare del chiostro. Faceva parte di un complesso più grande: il Monastero seicentesco di Santa Maria Assunta, soppresso poi nel 1805 e venduto, chiesa compresa, per undicimila lire. Buona parte degli edifici vennero distrutti, ma nell'ex chiesa, nel 1810, sorse il teatro Galimberti - vi ricordate? È quel teatro che fece concorrenza al nostro teatro Cagnoni fin dal giorno dell’inaugurazione di quest’ultimo! Ai locali del chiostro, invece, toccò ospitare prima l’orfanotrofio, poi l’attuale sede dell'archivio storico vigevanese.
S: Il chiostro è davvero un luogo di pace e contemplazione. Come del resto, potrebbe esserlo la sala di una pinacoteca. Vi ho mai detto che qui a Vigevano ve n’è una? È cominciato tutto così: “Museo delle Antichità vigevanesi, massime di bellissimi affreschi qua e la’ sparsi”.
N: Sono le parole di Stefano Boldrini, notaio vigevanese e grande appassionato di storia che tentò con queste parole di convincere la città ad istituire il primo Museo Pubblico di Vigevano. Sono gli anni dello sviluppo economico dell’Europa, dell’amore per le antichità e dell’apertura dei grandi musei, dove quasi in tutte le grandi città del vecchio continente aprono sale da mostra e luoghi d’esposizione…
S: Se è vero che Boldrini fu il primo a Vigevano a redigere l’Inventario dei Monumenti e degli Oggetti di Antichità e Belle Arti Vigevanesi, fu per intervento di mio figlio Geppe che l’attuale Pinacoteca si arricchì della prima vera raccolta d’arte: fu lui a fare da intermediario per l’acquisizione del primo nucleo di dipinti, tra cui quelli dell’artista vigevanese Ambrogio Raffele.
N: A Giuseppe, o “Geppe”, Scotti - il figlio di Carlo - si devono anche altre opere pubbliche realizzate tra gli anni ’20 e ‘30 del secolo scorso; come le attuali scuole Vidari, il lavatoio pubblico, le vie in porfido al centro, il monumento ai caduti, il nuovo stadio… ma di questo, magari, ne parleremo un’altra volta.
S: E dall’archivio storico arriviamo al Cagnoni, sono proprio pochi metri. Ma, come vi anticipavo, stasera il mio palco resterà vuoto. Anzi, torniamo a casa, prima che si noti la mia assenza!
Ah, eccoci arrivati alla mia dimora, in quella che oggi chiamate via Caduti per la Liberazione. Appena in tempo per parlarvi di Donna Luisa Gautieri, mia moglie. È lei la fautrice di queste feste sfarzose, note in tutta Vigevano, donna di grande inventiva. In occasione del Giovedì Grasso, in queste splendide sale, danzavano centinaia di invitati con signore e signorine eleganti e graziose, accompagnate da brillanti ufficiali in marsina. Il fiore della società. Sulle note armoniose dei valzer, le danze si protraevano animate sino alle prime ore del mattino.
N: Dalle fonti, non ci è dato sapere se Scotti amasse trascorrere i suoi momenti in compagnia di amici danzanti, o se, alle ore piccole, preferisse quelle trascorse a sedere sulle poltrone del Teatro Cagnoni.
S: Be’, di sicuro a quel palco ci tenevo, a differenza di mio padre Pio che all’epoca si era opposto alla decisione del Comune di aumentare le spese per finire la costruzione del Cagnoni… Chissà, forse perché aveva già pagato un palco all’altro teatro, il Galimberti… Io, invece, il mio posto me lo ero accaparrato: il palco numero 9 del secondo ordine per la precisione… così, se mi cercate, sapete dove trovarmi. Adesso vado, vogliate scusarmi, mi attendono alla festa…
“Racconti dell’Ottocento: i palchettisti del Teatro Cagnoni di Vigevano” è un podcast realizzato dall’Associazione Amici del Teatro Cagnoni di Vigevano. Curatela scientifica dei contenuti di Valeria Silvia Francese.
Progettazione e produzione di testi, speakeraggio e postproduzione a cura di eArs.
Si ringrazia il personale dell’Archivio Storico del Comune di Vigevano per il prezioso supporto nella ricerca dei contenuti.Il brano Ouverture dell’opera Il Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi riprodotto nell’episodio è stato eseguito dall’ Orchestra Città di Vigevano. Questo podcast è stato realizzato con il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano e della Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia Onlus, grazie ai fondi messi a disposizione da Fondazione Cariplo.