Di un teatro si può parlare descrivendone la bellezza: drappi di velluto, statue d’ottone, stucchi preziosi o perfino parlando dei concertisti e ballerini che hanno eseguito la loro migliore esibizione. Oppure, invitandovi a mettervi comodi in un luogo speciale: tra i palchetti d’onore, dove incontreremo le voci delle donne e degli uomini illustri che hanno dato vita alla storia del Teatro Cagnoni di Vigevano.
In questo episodio incontreremo il Cavalier Giuseppe Crespi, palchettista del Teatro Cagnoni e spettatore di uno dei passaggi più significativi della storia dei diritti dei lavoratori…
Narratore: Con contratti stipulati in Torino il 12 settembre venne accordata alla Ditta Crespi la facoltà di poter impiantare numero 2 linee telefoniche a uso privato, di cui una dalla propria Abitazione in Vigevano fino alla filatura di Cotone della Sezione di Predolato e l’altra dalla suddetta abitazione alla fabbrica di Cassolnuovo.
Giuseppe Crespi: Sono le parole deI Bullettino Telegrafico del Regno d’Italia, era il 1883, lo ricordo bene. Fu l’anno in cui persi mio padre ma ereditai le sue fabbriche nelle quali, appunto, installai una linea telefonica collegata direttamente con casa mia. Producevamo ottimi filati di cotone. Se non erro, dovreste aver sentito già qualche voce sul cotonificio Crespi, appartenuto prima ai Corsiglia, una nipote dei quali sposò Giovanni Battista Mollo, di cui so che avete fatto la conoscenza. È possibile che abbiate sentito circolare però anche altre voci su di me e sulle mie fabbriche, che magari possono sembrare poco edificanti, a proposito di una certa pratica… lavorativa.
Vedete, ai miei tempi accadevano delle cose, come dire, spiacevoli senz’altro, che però in quel periodo apparivano più che normali.
N: La rivoluzione industriale portò in Europa innovazione e cambiamenti. Come ricchezza e riorganizzazione degli agglomerati urbani. Molti di quelli che avevano abitato a lungo nei luoghi di campagna preferirono trasferirsi nelle città per cogliere l’occasione di cambiare vita, abbandonare il duro lavoro nei campi e assicurarsi un posto tra gli ingranaggi delle fabbriche.
Un momento di crescita economica e sociale non privo certo di lati foschi.
C: Nell’Impero Britannico di sua Maestà la Regina Vittoria, battezzarono queste città con il nome bizzarro di Mushrooms Town, nient'altro che città-fungo tradotto nella nostra lingua. Città e villaggi che spuntavano in fretta, come funghi, costruiti tutt’intorno a un centro d’interesse non più sociale come una piazza o una chiesa, ma economico, come una fabbrica.
Ora, non è che Vigevano fosse proprio spuntata dal nulla come un fungo, ma di sicuro crebbe parecchio con l’industrializzazione. Se ai tempi di Napoleone eravamo appena 12.000 abitanti, quando ereditai il cotonificio eravamo praticamente raddoppiati e nei primi del Novecento diventammo quasi il triplo. Un aumento di 20.000 abitanti in appena un secolo!
Erano appunto i contadini che raggiungevano le fabbriche della città, come i miei cotonifici. Perché ne avevo più d’uno.
N: L’industria, in particolare quella dei cotonifici, era una vocazione di famiglia per i Crespi. Oltre al padre, anche il fratello di Giuseppe, Cristoforo Benigno Crespi, fondò nel 1878 lo stabilimento di Crespi d'Adda, famoso ancora oggi per il villaggio operaio costruito intorno ad esso, divenuto patrimonio dell’UNESCO.
Giuseppe Crespi partecipò alla fondazione di diversi stabilimenti, sempre adibiti a cotonificio, nel circondario di Vigevano. Tra questi uno a Cassolnovo, già citato nel Bullettino, ed uno in zona Mora Bassa.
C: In quest’ultimo pensai anche alla costruzione delle case per le famiglie degli operai. Infatti al lavoro in fabbrica partecipavano spesso tutti i membri della famiglia. E con tutti, be’, intendo proprio tutti. Ed ecco le dolenti note cui accennavo all’inizio. Al tempo, come vi dicevo, non era disdicevole che i fanciulli indossassero tute da operai e lavorassero alla catena di produzione. Non fui certo l’unico, né il primo, ma sicuramente, uno degli ultimi a permettere tale consuetudine. Il nuovo Regno d’Italia stava prendendo provvedimenti…
N: Quando il Cavalier Crespi parla di "fanciulli" ahimé, miei cari ascoltatori, fa proprio riferimento a dei bambini. L’abolizione del lavoro minorile non fu repentina. Gli industriali temevano di rallentare la produzione, ma anche, come Crespi, che il licenziamento dei piccoli operai causasse improvvisi malumori gettando intere famiglie vigevanesi in stato di indigenza economica.
C: Dapprima limitammo il più possibile le ore di lavoro notturno dei fanciulli, e successivamente istituimmo l’ora di riposo per il turno di notte. L’abbandono del lavoro minorile fu un passo avanti, ma se fosse stato troppo repentino avrebbe causato diversi problemi: vedete, non erano poche le famiglie che potevano mantenersi anche grazie all’assegno portato a casa da questi ragazzini. Siete fortunati adesso a vivere in un’epoca in cui problemi come questi sono superati… almeno in Italia.Poi, nel 1894, grazie anche all’interessamento di mia moglie Virginia, arrivammo persino ad aprire un asilo infantile per lo stabilimento di Cassolnovo, proprio di fianco alla fabbrica.
N: All’interno degli stridori dello sviluppo industriale, la famiglia Crespi si impegnò in diversi gesti di benevolenza per gli abitanti di Vigevano. Solo un anno prima, nel 1893, Virginia Longhi vestì “a nuovo” ottanta tra fanciulli e fanciulle, figli degli operai del cotonificio di Cassolnovo, in occasione della Cresima. I coniugi Crespi furono poi tra i più importanti benefattori dell’opera caritatevole per il nuovo ospedale. A testimonianza di ciò, si trova ancora oggi un busto di Giuseppe Crespi nell’atrio dell’Ospedale di Vigevano.
C: Non lo feci per quello, ma per amore della mia città e dei suoi abitanti. Mi presi cura anche della passione che tiene in vita l’uomo come una medicina, l’arte. Mi appassionai, e collezionai opere pittoriche e scultoree che successivamente entrarono a far parte della pinacoteca. Volli sprovincializzare le opere d’arte figurativa che riempivano le collezioni dei vigevanesi, e acquistai opere di importanti artisti, come Pompeo Mariani, con cui arredai casa mia in via Cesarea. A proposito, oggi la strada si chiama via Cavour e quello che un tempo era il mio palazzo, adesso lo conoscete come la biblioteca comunale… ma un tempo quelle erano le stanze private della mia dimora. Quindi, se vi capita, passate dalla biblioteca di Vigevano… Fate come se foste a casa mia! Ah-ah…!
N: Come tutti i personaggi del nostro podcast, anche Giuseppe Crespi fu palchettista al Teatro Cagnoni, ma anche al Teatro Alla Scala di Milano. Tuttavia, tra lui e i palchettisti del Cagnoni doveva essersi instaurato un legame particolare… Lo si vide ad esempio in occasione di un incendio che colpì uno dei suoi cotonifici.
C: Fui davvero grato ai palchettisti di Vigevano. In quel frangente, con premura, raccolsero per me i fondi per una donazione agli operai dello stabilimento, per aiutarli in questa tragedia. Così, quando mi capita di andare a teatro, non applaudo soltanto agli artisti, ma anche un po’ a loro, ai miei compagni di palco al Cagnoni!
“Racconti dell’Ottocento: i palchettisti del Teatro Cagnoni di Vigevano” è un podcast realizzato dall’Associazione Amici del Teatro Cagnoni di Vigevano. Curatela scientifica dei contenuti di Valeria Silvia Francese.
Progettazione e produzione di testi, speakeraggio e postproduzione a cura di eArs.
Si ringrazia il personale dell’Archivio Storico del Comune di Vigevano per il prezioso supporto nella ricerca dei contenuti.Il brano Ouverture dell’opera Il Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi riprodotto nell’episodio è stato eseguito dall’ Orchestra Città di Vigevano. Questo podcast è stato realizzato con il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano e della Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia Onlus, grazie ai fondi messi a disposizione da Fondazione Cariplo.