L’avvento dell’immunoterapia nella terapia neoadiuvante del carcinoma mammario triplo negativo in fase “early” ha comportato vantaggi importanti in Risposte Patologiche Complete e indicatori di sopravvivenza (Invasive Disease Free Survival e Overall Survival); si veda anche il numero 8 del 12 luglio 2024 (tre volte negativo) e il numero 30 del 13 dicembre 2024 (OS benefit). Nello studio KEYNOTE 522 il “backbone” chemioterapico era costituito da una sequenza di carboplatino paclitaxel e poi doxorubicina/epidoxorubicina ed è questo lo schema obbligatoriamente da adottare in associazione all’immunoterapia, pur nella consapevolezza di alcuni problemi aperti, soprattutto in merito all’utilità di antracicline e platino in questi casi.
Una serie di studi (veramente molti!) affronta il problema del valore del Carboplatino in fase neoadiuvante quando non può o non deve essere usata l’immunoterapia: controindicazioni, stadi molto precoci a rischio basso, ecc. I risultati dei trials sembrano tutti indicare un ruolo del platino quando si impiega la sola chemioterapia neoadiuvante. Due trials (RB 1501 e CITRINE) sono stati presentati a San Antonio nel 2025 e uno (Gupta et al.) era stato presentato sempre a San Antonio qualche anno fa e viene ora pubblicato sul J Clin Oncol.
Bibliografia